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Aiken Drum: I 3 motivi filosofici per non essere vegetariani
12 Dicembre 2013
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3 motivi che daranno un punto di vista diverso su di un problema spinoso

Mai come in questi mesi il tema dell'essere vegetariani o non-vegetariani ha suscitato tanto interesse e prodotto tante polemiche. Premesso che ci sono così tanti studi che avanzano pareri contrastanti che un breve riassunto risulta molto difficile. Alcuni studi sostengono che seguire una dieta povera di carne abbia effetti positivi sulla salute, riducendo il rischio di tumori e problemi cardiovascolari (essendo le verdure povere di grassi). Altri precisano che la carne è essenziale per un corretto apporto di Vit.B12; importante fattore di prevenzione proprio delle patologie coronarie.

La ragione, come sempre, sta nel mezzo. Meglio seguire una dieta variegata ricca di verdure e con pochi prodotti animali. La dieta mediterranea vi ricorda qualcosa? Tuttavia, il nocciolo di questo articolo non riguarda se l'essere vegetariano sia la scelta migliore da fare. Perché sia chiaro; l'essere vegetariano anche se non comporta benefici di salute, senza ombra di dubbio, comporta benefici al mondo che ci circonda (meno inquinamento alle falde dovuto al letame, meno CO2, più aree coltivabili e conseguentemente più cibo per il terzo mondo).

Il nocciolo di questo articolo riguarda invece la scelta per diventare vegetariano. Il diventarlo sembrerebbe (per i motivi elencati sopra) l'azione più saggia da fare. Ciononostante la maggior parte dei vegetariani non sceglie di diventarlo seguendo la logica . Tutt'altro, decide attraverso il sentimento o meglio l'empatia che nutre verso gli animali. In breve: sceglie di diventarlo perché non vuole che gli animali soffrano nel sistema degli allevamenti intensivi (che preferirebbe chiudessero).

Scelta senz'altro condivisibile ma anche opinabile per tre motivi di carettere filosofico ovvero:

1) Meglio vivere soffrendo che non vivere affatto?

La FAO ha calcolato nel 2009 che sul nostro pianeta erano allevati oltre 25 miliardi di animali (19 miliardi volatili). Con questo intendo dire che 25 miliardi di vite si sono accese "grazie" agli allevamenti. Se tali allevamenti venissero chiusi, miliardi di vite non crescerebbero affatto. Con questo non intendo dire che mucche e maiali rischierebbero l'estinzione (specie le mucche e gli ovini potrebbero essere destinati a sfruttamenti contenuti per la produzione di latte a ritmi, per loro, sostenibili). Intendo semplicemente sottolineare che il loro numero calerebbe sensibilmente. Infatti, chi avrebbe interesse a prendersi cura di loro? In fondo, i grandi allevamenti garantiscono cibo seppur di scarsissima qualità e protezione dagli altri predatori (chiaramente per un proprio tornaconto) garantendo un minimo di vita anche agli animali che dovranno essere macellati.

Anche il più convinto degli animalisti dovrà ammettere che la stragrande maggioranza dei capi allevati non avendo più motivo di essere allevata, non potrà esistere più. Con questo non intendo dire che si dovranno uccidere gli eccessi dei 25 miliardi odierni, semplicemente, non si creerà un'altra generazione con gli stessi numeri.

Bovini, suini, volatili ed ovini avranno gli stessi numeri degli animali non da allevamento. Ad essere ottimisti rimarrebbero meno di un miliardo. Meno del 5%. I capi rimasti, tuttavia, pur pochi sarebbero liberi e contenti. Certamente sì.

Ma negare una vita (seppur miserrima) a molti per concederne una migliore a pochi è così corretto?

Se siete cattolici, basta pensare quello che la Chiesa dice sul diritto alla vita. L'usare il preservativo (così come il chiudere un allevamento intensivo) produce come conseguenza la perdita di una vita potenziale. Non che sia sbagliato usare preservativi o chiudere allevamenti, fatto sta, che il risultato sia quello.

Voglio farvi un paragone drastico. Un Paese povero, non potendo garantire lavoro e servizi adeguati a tutti i suoi abitanti (se non attraverso lo sfruttamento), incomincia a controllare le nascite cosicchè tutti abbiano la felicità e le possibilità che si meriterebbero. Il fatto è che controllando le nascite molte vite (importanti o no) non verrebbero mai alla luce. La forma di questo paragone può sembrarvi diversa dal tema degli allevamenti ma il fulcro è lo stesso.

Se non siete cattolici, dovreste credere ancora di più in queste parole perché se non c'è una vita nell'aldilà non ci rimane che questa vita; e negarla a qualcuno sarebbe il crimine peggiore.

In fondo, fra una vita di sofferenza e non nascere affatto cosa scegliereste? Personalmente abbraccerei la vita, sempre e comunque. Anche se mi mettono ormoni e chissà che altro nei mangimi, anche se la mia speranza e le mie condizioni di vita sono ridotte al minimo. Sceglierei di vivere perchè alla fine potrei morire (il non nascere non ti concede altre scelte che l'oblio eterno).
Adesso passiamo al secondo punto:

2) Gli animali soffrono?

Certamente soffrono i dolori fisici ma sono capaci di provare emozioni umane quali: frustrazione, impotenza, mancanza di appagamento. Sono in grado d'intendere che sono sfruttati o peggio carne da macello? In certa misura sì, avvertendo l'odore di morte possono presagire che anche loro moriranno.

Occorre, tuttavia, fare una precisazione a tutto questo: per questi animali è normale quello che li circonda; è il loro mondo abituale. È per questo che insisto molto sul fatto del "possono capire quello che gli sta succedendo" o gli basta una stalla e del cibo?

Penso che gli animali non riescano a capacitarsi di quello che potrebbe esserci al di fuori dell'allevamento, pertanto la sofferenza che gli vediamo sopportare per loro diventa semplice normalità. Lo stesso accade all'uomo; un bambino nato in mezzo alla guerra non si capacita di un mondo senza di essa e (come per gli animali) non è in grado di vedere la sofferenza della sua situazione. Fino a che crescendo e viaggiando può osservare il suo mondo da un altro punto di vista.

Ma per voi, gli animali sono veramente in grado di avere questo punto di vista? Spesso lo stesso uomo è incapace di farlo; di uscire della sua routine e considerare la sua vita dall'esterno. Se la risposta è no, gli animali pur con tutte le violenze che potranno subire sono felici. Quello che vogliono è cibo, stalla e sicurezza. In questo modo quello che bisogna evitare a tutti i costi è la violenza gratuita. Se sì, denoterebbe un livello di intelligenza estremamente sviluppato che stonerebbe col loro comportamento.

3) Sono davvero così crudeli gli allevamenti intensivi?

Nel regno animale la violenza regna sovrana. Gli erbivori vengono 'letteralmente' mangiati vivi dai predatori. Una sorte perfino peggiore della morte in fabbrica che perlomeno viene rapida ed inaspettata. Ovviamente non tutti riceveranno questa fine ma un numero considerevole sì ed è opportuno considerarlo quando si parla della natura come di un qualcosa 'rose e fiori' senza tenere in conto delle spine.

Infine, conviene liberarli? Gli animali liberati non si possono liberare proprio per la loro incapacità di vivere all'aperto. Nelle centinaia d'anni di allevamenti intensivo si è cercato di mantenere una linea evolutiva che mirasse maggiormente alla produttività di un animale piuttosto che alla sua capacità di sopravvivere.

Risultato, gli animali odierni sono delle vere e proprie fabbriche biologiche ( una mucca dei giorni nostri produce più del triplo di latte rispetto ad una del '600, i maiali sono aumentati enormemente in taglia e peso). Tuttavia, ciò che serve all'allevatore in natura è inutile (perfino dannoso) alla sopravvivenza.

Questo per evidenziare che non solo questa generazione ma anche le prossime avrebbero problemi ad adattarsi al medio ambiente, i figli erediterebbero dai genitori caratteristiche utili all'allevamento ma non alla vita selvatica. Quando si parla di liberazione occorre considerare anche questo; non si può mica dire che tutti gli animali possano stare in riserve controllate da animalisti.

Pur essendoci milioni di cose da dire su tale tema (che forse verranno dette in prossimi articoli) chiudo sperando di avervi dato un punto di vista diverso su di un argomento spinoso. Senza voler essere polemico dico che la scelta più saggia (e logica da fare) sarebbe darsi al vegetarianismo ma quella, sembra strano a dirsi, più moralmente corretta sarebbe continuare come abbiamo sempre fatto.


Fonte (http://news.supermoney.eu/)
Autore: Aiken Drum

http://news.supermoney.eu/opinioni/2013/12/i-3-motivi-filosofici-per-non-essere-vegetariani-0048119.html
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