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<title>FederFauna News Feed.</title>
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<description>Confederazione Europea delle Associazioni di Allevatori, Commercianti e Detentori di Animali
European Confederation of Associations of Animals Farmers, Traders and Holders.</description>
<copyright>Copyright FederFauna</copyright>
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<title>FederFauna News Feed.</title>
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<managingEditor>webmaster@federfauna.org(Webmaster News Editor)</managingEditor>
<webMaster>webmaster@federfauna.org(Webmaster News Editor)</webMaster>
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<title>Eco-terrorismo. Offerta collaborazione a rete europea di contrasto alla radicalizzazione</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.trofeocaza.com/fotos/54/ECO-TERRORISMO.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Eco-terrorismo. FederFauna offre collaborazione a rete europea di contrasto alla radicalizzazione.<br /><br />La Confederazione: chi lavora con animali e' comunita' vulnerabile.<br /><br />FederFauna ha deciso di offrire la propria collaborazione alla rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione (RAN), l'organismo nato dopo che la Commissione Europea, il 22 novembre 2010, ha adottato una "Strategia di sicurezza interna dell'UE in azione" che individua una priorita' di azione nella prevenzione della radicalizzazione, che puo' portare ad atti di terrorismo.<br /><br />FederFauna, che tra i propri iscritti annovera numerose imprese e lavoratori dei settori legati agli animali, vittime di gravi danneggiamenti, atti intimidatori e violenza da parte di gruppi "animalisti", intende fornire soprattutto testimonianze dirette, ma anche studi, ricerche, informazioni in tema di eco-terrorismo, da Wikipedia: "una forma di terrorismo a sostegno di ragioni ambientaliste,&nbsp; ecologiste e animaliste". <br />&nbsp;<br />Un fenomeno di cui in Italia si parla poco, eppure la stessa Federazione Anarchica Informale (FAI), l'organizzazione che ha rivendicato la gambizzazione di Roberto Adinolfi, amministratore delegato dell'Ansaldo Nucleare di Genova, accusato di aver favorito il rientro del nucleare in Italia, e' definita un'organizzazione eversiva anarco-insurrezionalista articolata in diversi gruppi, tra i quali uno denominato "Rivolta Animale".<br /><br />Durante una delle tante manifestazioni contro l'allevamento Green Hill di Montichiari (BS) svoltasi non tanto tempo fa, alcuni manifestanti hanno affisso manifesti che inneggiavano, oltre alla "liberazione" dei cani, anche a quella dei loro "compagni Costantino, Silvia e Billy". Notizie reperibili sulla rete riportano che Costantino Ragusa, Silvia Guerini e Luca Bernasconi, detto Billy, sono tre animalisti arrestati in Svizzera il 15 aprile 2010 con l'accusa di preparare un attentato dinamitardo contro la succursale di una multinazionale. Solo qualche mese prima dell'arresto, Costantino Ragusa avrebbe partecipato a San Polo (RE), all'ennesima manifestazione contro l'allevamento Morini, all'epoca l'unico "concorrente" dell'allevamento Green Hill in Italia, anche se gia' in via di dismissione, e Luca "Billy" Bernasconi a quelle antipellicce contro Max Mara.<br /><br />Sara' Renato Celotto, presidente EuTeam e rappresentante non politico di FederFauna presso la Commissione Europea, che consegnera' nei prossimi giorni la documentazione con l'offerta di collaborazione direttamente alla DG presieduta da Cecilia Malmstr&ouml;m, la Commissaria per gli Affari interni che ha inaugurato la RAN nel 2011."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7108</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 01:07:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Alimentazione: Cia, 80% consumatori dice ''no'' a cibo in provetta</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.agi.it/uploads/newson/88/cl/88clmzTmv2gNoD4WiRfHYQ/thumb250-700_dettaglio2_Cibo-a-tavola.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>(AGI) - Roma, 15 mag. - I "cibi da laboratorio" non servono: il patrimonio di biodiversita' animale e vegetale nel mondo vasto e completo e quindi investire grandi capitali per creare nuovi prodotti "artificiali" non ha senso. I consumatori bocciano in maniera inequivocabile gli Ogm e la clonazione a fini alimentari. Quando i cittadini, in Italia e in Europa, sono stati consultati sull'argomento hanno detto "no" con percentuali vicine all'80%. Lo affermano la Cia-Confederazione italiana agricoltori e Vas-Verdi Ambiente e societa' che hanno lanciato l'iniziativa "Mangiasano 2012", che il 19 maggio proporra' manifestazioni, degustazioni, laboratori e mercatini in tutta Italia. La sensazione diffusa e' quella di un grande "bluff" che punta al sensazionalismo: dal "toro fotocopiato" all'hamburger in provetta. Ma, nei fatti, si traduce in miliardi spesi in ricerche e sperimentazioni senza alcun vantaggio concreto per la collettivita'. Nel nostro paese poi, questo tema diventa quasi inutile quando si leggono i dati sul "made in Italy" agroalimentare fatto di prodotti tipici e di qualita'. Mangiasano - spiegano i promotori dell'iniziativa - nasce non soltanto per far conoscere le eccellenze ai cittadini, valorizzando le produzioni naturali della nostra agricoltura, ma vuole essere una giornata di dibattito e discussione sui temi legati all'alimentazione, all'agricoltura e all'ambiente di oggi e del futuro. Le nostre produzioni di eccellenza - continuano Cia e Vas - fanno grande il "made in Italy" nel mondo, con esportazioni che muovono circa 30 miliardi di euro l'anno. I mercati stranieri chiedono vini, oli, formaggi, salumi e trasformati tipici dei nostri territori, con i loro sapori caratteristici. Il valore aggiunto delle produzioni agricole e alimentari italiane sta proprio nella diversita', nell'inimitabilita' del loro sapore. Omologare le produzioni agricole e, quindi, i gusti, si tradurrebbe nella perdita secca del valore, azzerando la competitivita', su scala mondiale, della nostra agricoltura. Assieme a questo c'e' da considerare l'impatto negativo che alcune sperimentazioni hanno sull'ambiente naturale e sui suoi delicatissimi equilibri. D'altra parte - osservano Cia e Vas - la biotecnologia applicata a fini alimentari finora e' costata moltissimo, sia in termini economici che in tentativi falliti. Ma Cia e Vas non si definiscono comunque contrari alla ricerca e alla sperimentazione ma preferirebbero che fosse promossa e incentivata nei settori in cui vi e' una reale necessita'. In agricoltura, nel settore alimentare e per l'ambiente le priorita' negli investimenti dovrebbero essere altre. Partendo, per esempio, da un grande progetto teso al Censimento di tutte le specie vegetali e animali presenti in Italia, e finanziando il recupero e la rimessa in produzione di quelle biodiversita' in via di estinzione."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7107</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 01:02:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Allarme antrace alla sede dell'Anmvi</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.laprovinciadicremona.it/polopoly_fs/1.188899.1337092901!image/4254082765.JPG_gen/derivatives/landscape_490/4254082765.JPG" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>CREMONA - Polvere sospetta in una busta recapitata nel primo pomeriggio di oggi alla sede di Cremona dell'ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) di via Trecchi: due impiegate sono entrate in contatto con il plico. E l'emergenza antrace &egrave; scattata immediata. In contemporanea &egrave; partito l'intervento degli uomini della Digos, dei vigili del fuoco e del personale dell'Asl, che ha sequestrato la busta sospetta: le analisi chimico-fisiche verranno condotte presso un centro specializzato a Foggia. Le due addette sono state prontamente ricoverate in ospedale, insieme ai due agenti che le hanno accompagnate: per tutti e quattro si sono resi necessari una doccia decontaminante e una terapia antibiotica. I ricoverato sono stati anche sottoposti a tampone nasale, test utile ad individuare l'eventuale presenza di bacillus antracis: gli esiti - forniti dagli esperti del 'Sacco' di Milano - saranno disponibili domani mattina. I quattro sono stati dimessi nel tardo pomeriggio.<br /><br />L'allarme odierno non pu&ograve; che essere associato alla vicenda di ieri, quando due buste anonime (una contenente polvere bianca e un'altra con all'interno tre proiettili) erano state intercettate a Milano dagli addetti alle Poste: uno dei due plichi era indirizzato alla SIVAL di Cremona (Societ&agrave; Italiana Veterinari per Animali da Laboratorio), con sede proprio a palazzo Trecchi. I due avvenimenti sembrano collegati da un inquietante filo rosso. La pista animalista pare essere qualla pi&ugrave; probabile."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7106</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:50:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
<guid>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7106</guid>
<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Flavio Togni, il re degli animali</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.circo.it/wp-content/uploads/2011/11/circo-americano-foto-stefania-ciocca-300x200.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Dalla tesi di Valentina Ripa, discussa gioved&igrave; all&rsquo;Universit&agrave; degli Studi di Milano, Facolt&agrave; di lettere e filosofia, Corso di laurea magistrale in Scienze dello Spettacolo e della Comunicazione Multimediale (relatore prof. Alessandro Serena, correlatore prof. Paolo Bosisio) pubblichiamo il capitolo 10, dal titolo &ldquo;Il re degli animali&rdquo;. Fra i temi approfonditi nella tesi, la dinastia Togni, American Circus il tendone a stelle e strisce, Flavio Togni dall&rsquo;infanzia ai primi successi, il Festival di Montecarlo, le tappe della carriera di Flavio, i suoi maestri ed ispiratori, il mestiere dell&rsquo;addestratore (cavalli, elefanti, tigri, pantere e rinoceronti, l&rsquo;esotismo di Flavio). Congratulazioni alla dottoressa Valentina Ripa per il lavoro svolto e per il punteggio conseguito: 110 e lode.<br /><br />10.1. Non solo cavalli&hellip;<br /><br />Non &egrave; difficile comprendere le ragioni che hanno indotto mass media e &ldquo;addetti ai lavori&rdquo; a soprannominare Flavio Togni il &ldquo;Re degli animali&rdquo;. Nonostante abbia pi&ugrave; volte ribadito la netta predilezione per i cavalli (con i quali preferisce esibirsi anche oggi), la sua carriera &egrave; costellata di successi ottenuti anche con altre specie animali. L&rsquo;esperienza lo ha portato ad avvicinarsi a tipologie e razze completamente differenti, dove la fatica e l&rsquo;impegno costati mesi e mesi di duro lavoro, sono stati poi ricompensati da risultati eccellenti.<br />La caparbiet&agrave; e la curiosit&agrave; di &ldquo;sperimentare&rdquo; lo hanno portato a scegliere di lavorare con elefanti, tigri, ed animali esotici quali pantere, cammelli e rinoceronti. Non mancano nel curriculum di Flavio maiali e caprette, ma a differenza dei cugini pi&ugrave; pericolosi, questi sono stati solo una simpatica parentesi della sua carriera.<br />Flavio inizia a lavorare con gli elefanti da adolescente, debuttando appena quindicenne a Tortona nel 1975, &ldquo;scopre&rdquo; poi le tigri nel 1979, nonostante i pareri contrari del padre e dei nonni; in seguito decide di provare anche con le pantere (sia nere che maculate) e di affiancarle, all&rsquo;interno dello stesso numero, con un esemplare di rinoceronte bianco. Proprio con questa esibizione di assoluta originalit&agrave; conquista nel 1990 il pubblico americano del Ringling, guadagnandosi a giusto diritto il divertente soprannome.<br /><br />10.2. Sua maest&agrave; l&rsquo;elefante<br /><br />Tra gli animali del circo l&rsquo;elefante &egrave; senza dubbio uno dei pi&ugrave; caratteristici, secondo Flavio, per la sua abilit&agrave; che contrasta stranamente con la grande mole, ma anche per il fascino esotico che suscita nello spettatore. Gli elefanti nascono come animali da soma e da lavoro, e solo successivamente iniziano ad essere addestrati per finalit&agrave; legate allo spettacolo e non soltanto per rendere servigi all&rsquo;uomo. Viene considerato l&rsquo;animale pi&ugrave; spettacolare: immenso e maestoso stupisce per il suo talento bonario, ma al tempo stesso pu&ograve; diventare estremamente pericoloso.<br />I pachidermi hanno un&rsquo;importanza fondamentale nella vita di Flavio Togni; il primo contatto risale al 1966 quando, all&rsquo;et&agrave; di sei anni, cavalca la sua prima elefantessa, Dehli. Nel 1975 invece, come gi&agrave; accennato poco sopra, avviene il vero debutto in pista. Mentre la famiglia &egrave; in tourn&eacute;e con il Circo Billy Smart a Tortona, Flavio presenta un numero di otto elefanti indiani addestrati precedentemente dallo zio Bruno. E proprio con questi animali conquista il Principe Ranieri di Monaco che lo invita a partecipare al Festival di Montecarlo l&rsquo;anno successivo, dove proprio grazie all&rsquo;esibizione di tredici esemplari asiatici vince il primo Clown d&rsquo;Argento della sua carriera.<br />A ben guardare gli elefanti sono gli animali con cui ha realizzato pi&ugrave; performance e con cui ha ottenuto pi&ugrave; successi; sicuramente una delle tante ragioni di ci&ograve; &egrave; riferibile al carattere mansueto di questi enormi compagni d&rsquo;avventura, con cui non &egrave; difficile lavorare ed ottenere ottimi risultati. Sono infatti animali che accettano facilmente la convivenza con l&rsquo;uomo e gli insegnamenti da questi impartiti, perch&eacute; hanno un notevole grado d&rsquo;intelligenza, e poich&eacute; in natura sono abituati a vivere in gruppi, non hanno difficolt&agrave; ad accettare un capobranco (rappresentato in questo caso o dal domatore oppure da un altro pachiderma). L&rsquo;esperienza e la scuola degli zii (Bruno e Willy) hanno insegnato a Flavio che l&rsquo;addestramento di un elefante deve avvenire attraverso esercizi graduali; devono essere adeguati alla loro forza muscolare visto che lo sforzo richiesto ad un animale cos&igrave; pesante deve essere proporzionato alla sua crescita per evitare danni cronici.<br />Come tiene a precisare il dresseur italiano, fra gli elefanti si viene a creare una sorta di gerarchia sociale, per cui tutti tendono a riconoscere un capo e ad imitare quello che fa. Questo spiega anche perch&eacute; i maschi, che vivono di preferenza solitari, siano pi&ugrave; difficili da addestrare. &ldquo;L&rsquo;ammaestramento dell&rsquo;elefante inoltre &egrave; spesso oggetto di molte critiche, per lo pi&ugrave; dettate da un atteggiamento emotivo e poco razionale, perch&eacute; vedendo queste bestie cos&igrave; grosse si pensa erroneamente che debbano fare chiss&agrave; quali sforzi per assumere certe posizioni. Ma se cos&igrave; fosse, sarebbe impossibile costringerli con la forza: l&rsquo;elefante non accetta mai di essere maltrattato e soprattutto si vendica sempre&rdquo;.<br /><br />A Flavio va il merito di aver inaugurato in Italia lo stile dei quadri per la presentazione del numero, con imponenti coreografie e ricchezza di costumi. Naturalmente al Circo Americano, complici i grandi spazi delle tre piste, Flavio ha avuto la possibilit&agrave; di mettere in pratica il grande affiatamento con questi giganti; infatti a lui si deve l&rsquo;originalissima routine di pachidermi e cavalli che lavorano insieme in libert&agrave;, e tanti quadri di fortissimo effetto scenico. L&rsquo;effetto psicologico della visione ravvicinata di questi colossi &egrave; molto forte, e sicuramente l&rsquo;evoluzione nell&rsquo;addestramento e nell&rsquo;estetica del lavoro circense li fa oggi apprezzare ancora di pi&ugrave;.<br />Il rapporto che si viene a creare tra loro e l&rsquo;addestratore non &egrave; un rapporto di dominanza, ma di fiducia e complicit&agrave;, come spiega Flavio, tanto che alcuni ammaestratori hanno scelto di eliminare del tutto alcuni esercizi (come la verticale o il passo del giaguaro) che, seppur non lesivi per l&rsquo;animale in senso fisico, danno comunque un&rsquo;impressione distorta del rapporto animale-uomo, con una posizione eccessivamente dominante di quest&rsquo;ultimo. &ldquo;L&rsquo;elefante &egrave; uno degli animali che ha impersonato maggiormente questo strano fascino e forte legame che esiste tra uomo e mondo animale, e che lo spettacolo cerca di far rivivere. La sua potenza, la sua forza, ed insieme la sua intelligenza, sono doti speciali di questo animale con cui l&rsquo;uomo ha cercato sempre di entrare in contatto&rdquo;.<br />Per lui dunque questo gigante dalle grandi orecchie &egrave; il miglior compagno con cui scendere in pista, l&rsquo;animale con cui &egrave; pi&ugrave; piacevole lavorare perch&eacute; &egrave; quello che ha pi&ugrave; memoria, che difficilmente sbaglia, e che quasi mai dimentica gli esercizi imparati. Come succede per qualsiasi altra specie anche loro si differenziano per temperamento: ci sono quelli pi&ugrave; giocosi ed esuberanti, che al termine di una sessione di lavoro si avvicinano a Flavio per giocare, per ricevere una ricompensa, o semplicemente con un gesto della proboscide gli fanno capire di voler essere accarezzati, e quelli invece che, pur collaborando con il loro addestratore, pongono una zona di confine tra loro e chi gli sta di fronte. Sono dei giganti buoni in grado per&ograve; di vendicarsi al momento opportuno; Flavio li paragona alle persone: ci sono quelle buone e quelle cattive d&rsquo;animo, e gli elefanti assumono lo stesso atteggiamento. Nonostante la loro pacatezza si sanno trasformare in spietati assassini, e data la loro mole, il pericolo &egrave; costante. La vendetta &egrave; sempre premeditata da parte loro, perch&eacute; prima studiano a lungo le mosse dell&rsquo;ammaestratore e al momento opportuno colpiscono senza dare scampo.<br /><br />Un simpatico aneddoto che Flavio ricorda con piacere riguarda appunto la sagacia di queste bestie. Nel 1975 dopo l&rsquo;esperienza con il Circo Billy Smart, la sua famiglia &egrave; tornata a Verona, dove in ottobre il Circo Americano ha riaperto al pubblico. L&rsquo;idea era quella di riproporre il medesimo spettacolo di Tortona, ma nessun componente della famiglia Togni si ricordava pi&ugrave; la sequenza degli esercizi presentati nei tre numeri che erano stati creati. Lo zio Bruno ha pensato cos&igrave; di far eseguire all&rsquo;orchestra gli stessi brani e questo &egrave; stato fondamentale per la memoria dei nove elefanti in pista. Senza l&rsquo;imposizione dei comandi si sono ricordati tutto perfettamente ed hanno riproposto da soli lo show. Flavio, Bruno e Willy sono rimasti impressionati e non hanno potuto far altro che assecondare i pachidermi, spostando gli sgabelli da una parte all&rsquo;altra della pista, a seconda dei loro spostamenti.<br />Tre anni dopo, nel 1978 a Roma, si &egrave; verificato un altro episodio in cui, sempre grazie all&rsquo;intelligenza di questi giganti dalla pelle rugosa, si &egrave; potuto evitare il disastro totale. Durante lo spettacolo c&rsquo;&egrave; stato infatti un black-out di energia elettrica durato circa tre minuti, che ha generato panico tra gli spettatori ed un po&rsquo; di ansia anche in Flavio, che al centro della pista, nonostante il buio completo, ha continuato a chiamare ad alta voce per nome i suoi elefanti: Sabrina, Carla, India, Mosli, Giulia. Quando la luce &egrave; tornata, Flavio si &egrave; ritrovato circondato da loro perfettamente disposti sui loro sgabelli, pronti ad eseguire nuovi esercizi come se nulla fosse accaduto.<br />Prima di poter scendere in pista con un numero di pachidermi &egrave; necessario tuttavia un buon periodo di allenamento, che deve durare secondo Togni dai tre ai quattro anni. L&rsquo;et&agrave; ideale per iniziare l&rsquo;addestramento, ossia l&rsquo;abc del dressage, non &egrave; mai sotto i quattro. L&rsquo;addestramento acrobatico (che prevede la sequenza ordinata di esercizi) comincia invece verso i sei anni, quando l&rsquo;animale ha sviluppato forza sufficiente nelle zampe e nella schiena. Naturalmente ad un esemplare di quattro anni (alto circa un metro e quaranta) non &egrave; logicamente possibile insegnare cose complicate. I primi basici rudimenti dell&rsquo;ammaestramento sono quindi finalizzati a prendere confidenza con l&rsquo;uomo, con gli spazi circostanti ed anche con la propria mobilit&agrave;, in parte resa meno agile per via della mole. Flavio nei primi anni insegna loro a giocare, a spostarsi a destra e sinistra, ad indietreggiare, a sollevare le zampe in modo alternato, ad alzare la proboscide a comando, ed infine a sedersi piano sullo sgabello. Per un anno intero gli esercizi da ripetere ogni volta sono questi, fino all&rsquo;et&agrave; di cinque anni, quando la sequenza cambia e diventa pi&ugrave; complessa.<br />La nuova sessione prevede l&rsquo;addestramento a salire sulla pedana, oppure ad alzare le zampe anteriori per appoggiarsi al dorso di un compagno; al terzo anno di lavoro invece le cose si complicano ulteriormente. La struttura fisica &egrave; ormai forte abbastanza per permettere agli animali di iniziare a sedersi sugli sgabelli e di alzare poi gli anteriori, o addirittura di sollevarsi completamente sui posteriori per irrigidire e rafforzare tutti i muscoli della schiena. Arrivati a questo punto Flavio pu&ograve; decidere quali sequenze di esercizi introdurre nei suoi spettacoli, e portare i suoi giganti in pista.<br /><br />L&rsquo;allenamento giornaliero, cos&igrave; come lo spettacolo vero e proprio, viene vissuto dall&rsquo;animale come una delle tante ripetizioni di una vita quotidianamente scandita dal susseguirsi di appuntamenti rigidamente programmati. Secondo Flavio ogni movimento insegnato ad un elefante deve essere ripetuto decine e decine di volte ed ogni successo premiato; l&rsquo;ossessivo ripetersi in prova (come nello spettacolo) serve a non dimenticare quanto appreso con l&rsquo;allenamento. Quello che infatti avviene in pista non costituisce solo il risultato, inteso come esito finale, di un addestramento, ma &egrave; lo specchio di quest&rsquo;ultimo.<br />I segreti del successo di Flavio Togni si colgono durante i numeri che prendono vita sulla pista: si nota la classe, la calma, la pazienza, il feeling che si crea tra ammaestratore e animali, la tolleranza e l&rsquo;intesa. &ldquo;La pazienza &egrave; la qualit&agrave; principale; se viene a mancare perdi anche la fiducia che l&rsquo;animale ripone in te. Se un animale si agita, &egrave; in te che deve ritrovare la tranquillit&agrave;&rdquo;. Un&rsquo;ulteriore difficolt&agrave; riguarda il sincronismo e la precisione che gli elefanti devono dimostrare nell&rsquo;esecuzione del numero, il quale deve essere in ogni sua parte perfettamente composto e misurato. I pachidermi devono cio&egrave; presentarsi in pista eseguendo movimenti fluidi e tenersi alla giusta distanza l&rsquo;uno dall&rsquo;altro per non intralciarsi a vicenda.<br />C&rsquo;&egrave; poi una cosa molto importante da aggiungere che riguarda il discorso sull&rsquo;uso di punizioni e ricompense. L&rsquo;intelligenza dell&rsquo;animale &egrave; pi&ugrave; o meno sviluppata a seconda delle specie e degli individui, ma non lo &egrave; mai tanto da poter collegare due cose non vicinissime nel tempo; ci&ograve; significa che sia la ricompensa sia la punizione per Flavio devono essere immediate: l&rsquo;animale non potr&agrave; capire il perch&eacute; di un premio o di un castigo, se questo viene dato a distanza di tempo dall&rsquo;esercizio svolto. Questo per&ograve; vale soprattutto per le punizioni, infatti se un elefante esegue correttamente tutto il numero allora pu&ograve; essere ricompensato anche una volta uscito di pista, ma se sbaglia qualcosa non serve assolutamente a nulla punirlo una volta raggiunta la gabbia, perch&eacute; non capir&agrave; mai il motivo del castigo; l&rsquo;unico effetto che si ottiene in questi casi &egrave; quello di impaurirlo e di confonderlo, tanto che alla successiva esibizione &egrave; probabile che sbagli ancora.<br />Il risultato finale delle azioni di stimolo dell&rsquo;addestratore e dell&rsquo;uso di ricompense e punizioni &egrave; di instaurare nell&rsquo;animale un&rsquo;abitudine, che i fisiologi chiamano &ldquo;riflesso condizionato&rdquo;. In tal modo, al comando di Togni, il pachiderma impara ad eseguire gli esercizi senza pi&ugrave; la necessit&agrave; di aspettarsi una gratifica.<br />Flavio lavora indifferentemente sia con elefanti asiatici (altrimenti detti indiani) sia con pachidermi africani. Le differenze tra le due specie non sono molte e riguardano esclusivamente particolarit&agrave; fisiche. L&rsquo;esemplare asiatico ad esempio &egrave; leggermente pi&ugrave; piccolo di quello africano (che &egrave; considerato il pi&ugrave; grande animale terrestre) e lo si pu&ograve; riconoscere a primo impatto dalle orecchie (pi&ugrave; piccole e rotonde) e dalla pelle (pi&ugrave; liscia) rispetto al cugino africano. La proboscide inoltre presenta un solo dito (una sorta di uncino ricurvo), mentre sulla testa &egrave; presente una lieve peluria. L&rsquo;africano &egrave; riconoscibile invece dalla corporatura pi&ugrave; massiccia, dall&rsquo;altezza che pu&ograve; sfiorare anche i quattro metri, dalle zanne pi&ugrave; grosse e curve, dalla schiena che &egrave; concava, e dal peso (pu&ograve; arrivare fino a sette tonnellate mentre l&rsquo;asiatico al massimo fino a cinque).<br /><br />10.3. Il fascino delle tigri<br /><br />&ldquo;La prima volta che ho desiderato entrare in gabbia avevo sedici anni, prima di partecipare al Festival di Montecarlo con gli elefanti. Quell&rsquo;anno eravamo a Milano per le feste di Natale. Ho parlato dei miei progetti con mio padre e soprattutto con mio zio Bruno. Lo zio mi ha consigliato di non mettere subito in pratica i miei propositi; ricordo che mi disse che prima di preparare un numero di tigri avrei dovuto crearne uno con dodici cavalli in libert&agrave;, altrimenti sarebbe stato meglio non farlo. Io non capivo il perch&eacute;, poi con il tempo tutto mi &egrave; diventato chiaro&rdquo;.<br />A Flavio ci sono voluti alcuni anni per comprendere le ragioni per le quali lo zio lo aveva dissuaso, anzich&eacute; incoraggiarlo, dall&rsquo;ammaestrare delle tigri. Il motivo &egrave; semplice: dato che i grandi felini sono animali difficili e pericolosi, prima di poterli affrontare &egrave; meglio formarsi con specie meno aggressive ed imprevedibili, quali i cavalli ad esempio; la pazienza necessaria ad entrare in gabbia s&rsquo;impara appunto lavorando con loro.<br />&ldquo;A quel punto ho rinunciato ed il pensiero delle tigri &egrave; stato messo da parte. Solo nel 1979, dopo che nel nostro circo erano nati dei cuccioli, ho iniziato a provare di nascosto. Ricordo che provavo al mattino presto quando nessuno poteva vedermi, soprattutto i nonni che erano assolutamente contrari alla mia decisione&rdquo;. Poi, una volta ottenuto quel che voleva, Flavio smette improvvisamente di lavorare con i felini per dedicarsi nuovamente ai cavalli. La passione per&ograve; non lo abbandona e nel 1984 riprende da dove aveva lasciato. Cinque anni pi&ugrave; tardi pensa di proporre un numero ai limiti dello straordinario per lo spettacolo di Ringling; acquista in Germania tre tigri del Bengala e comincia a provare un numero misto in cui le tre protagoniste, una alla volta, devono salire in groppa ad un rinoceronte.<br />Il risultato &egrave; ottimo ed il successo strepitoso, ma prima di affiancare queste due specie Flavio sperimenta la stessa routine con tigri e cavalli. Rientrato dagli Stati Uniti compra altri due esemplari: una tigre &ldquo;tabi&rdquo; (rosa) di nome Burma ed una bianca, Shiba. Nel 1992 prova lo stesso esercizio con le nuove arrivate: tutte e due riescono a salire in groppa al cavallo, ma Shiba ha un carattere troppo nervoso che compromette la buona riuscita del numero, e cos&igrave; ne acquista una terza dal colore normale, Sandra.<br />L&rsquo;addestramento dei felini, ma nel caso di Flavio si deve restringere il campo solo alle tigri dato che con i leoni non ha mai lavorato, rappresenta qualcosa di molto attraente sia per la difficolt&agrave;, che stimola enormemente l&rsquo;abilit&agrave; ed il bagaglio di conoscenze dell&rsquo;addestratore, sia per i suoi riflessi psicologici sul grande pubblico.<br />Nella famiglia Togni nessuno dopo il 1966 si &egrave; pi&ugrave; dedicato all&rsquo;ammaestramento di grandi felini, perch&eacute; in seguito all&rsquo;incidente capitato a Bruno (che &egrave; stato attaccato da tre leonesse) Ferdinando Togni e la moglie hanno posto il divieto assoluto a figli e nipoti di entrare in gabbia. Flavio &egrave; stato colui che ha rotto le regole e senza paura ha cominciato ad avvicinarsi a questi animali per riprendere il lavoro lasciato in sospeso dallo zio.<br />Nonostante il metodo d&rsquo;addestramento &ldquo;in ferocia&rdquo; sia stato quello pi&ugrave; utilizzato con i felini nella storia del circo, Flavio opta per lo stesso procedimento usato con elefanti e cavalli anche per addomesticare le sue tigri; tale approccio assume un significato particolare perch&eacute; permette di conoscere gli animali feroci non solo come creature da ammirare e da temere, ma come animali con i quali &egrave; possibile stabilire un certo tipo di rapporto. Evita di proposito qualsiasi metodo in cui la paura dell&rsquo;animale diventa eccessiva e si pu&ograve; quindi trasformare in un pericolo piuttosto che in una sicurezza per lui stesso.<br />Le motivazioni per cui sceglie di addestrare &ldquo;in dolcezza&rdquo; i suoi animali sono essenzialmente due: una profonda conoscenza del loro carattere e della loro psiche e l&rsquo;impegno a non creare un rapporto di sottomissione uomo-animale, non un rapporto di forza ma bens&igrave; di collaborazione reciproca, dove entrambi siano consci che non ci deve essere nessun tipo di lotta per la conquista del territorio. In sostanza Flavio si comporta come se avesse a che fare con animali non feroci e ci&ograve; implica innanzitutto lo sforzo di ammansire prima la bestia e poi di insegnarle gli esercizi voluti.<br />Oggi nella maggior parte degli spettacoli in cui le tigri sono protagoniste si pu&ograve; assistere a scene di &ldquo;familiarit&agrave;&rdquo; tra addestratore e animale: baci, abbracci, carezze. Tutte queste cose, spiega Flavio, si possono ottenere solamente con un estremo rapporto di fiducia della tigre nei confronti dell&rsquo;uomo, accompagnato dal necessario rispetto, senza il quale l&rsquo;esibizione mancherebbe di sicurezza.<br />Altro concetto importante da non sottovalutare &egrave; quello del territorio. Come tutti gli animali, anche i felini hanno un loro territorio, nel quale non gradiscono la presenza di estranei; al circo questo territorio viene rispettato e s&rsquo;identifica con il carro-gabbia. E anche nella grande gabbia ogni tigre ha un suo angolo di sicurezza che &egrave; rappresentato dallo sgabello. Faticano dunque, almeno inizialmente, a condividere lo spazio con il loro ammaestratore, cio&egrave; con chi non riconoscono come un proprio simile, ma sta appunto a chi si occupa del loro ammansimento &ndash; spiega Flavio &ndash; cercare con molta pazienza di far capire loro che all&rsquo;interno della gabbia il territorio diventa comune e non deve essere usato come luogo di difesa, ma di spettacolo.<br />Per quanto concerne le tecniche d&rsquo;addestramento ogni ammaestratore ha stili e metodi propri. Alcuni preferiscono iniziare a lavorare con soggetti gi&agrave; maturi, altri invece, come Flavio Togni, preferiscono i cuccioli. Quando una tigre nasce nel proprio circo, ad esempio nel caso dell&rsquo;Americano, &egrave; pi&ugrave; facile entrare in contatto con lei, non solo perch&eacute; si conoscono le linee di sangue dei genitori, ma anche perch&eacute; mai nessuno prima ha &ldquo;impartito&rdquo; qualche lezione al cucciolo, e questo &egrave; fondamentale per l&rsquo;animale perch&eacute; evita di essere confuso con insegnamenti diversi. Flavio offre nei suoi spettacoli esibizioni che vanno incontro alla sensibilit&agrave; del pubblico e che sottolineano un rapporto sereno con gli animali, senza l&rsquo;ostentazione di spavalderia, ma piuttosto mirate ad esaltare la bellezza e le doti naturali delle tigri.<br /><br />10.4. Le tre regine<br /><br />Nel circo lavorano tre razze di tigri, nonostante le sottospecie di questo felino siano nove: quelle del Bengala, relativamente docili e molto belle; quelle di Sumatra, piccole, dal manto scuro e pi&ugrave; difficili da addestrare; quelle siberiane, impressionanti per le dimensioni e la bellezza del manto, ma piuttosto pigre.<br />Ogni razza si distingue ulteriormente per le variazioni di colore del mantello. Le prime, chiamate anche tigri reali del Bengala, o semplicemente tigri indiane o bianche sono caratterizzate da una colorazione bianca del manto con strisce nere; quelle siberiane, altrimenti conosciute come tigri altaiche sono caratterizzate da una testa massiccia, un pelo molto lungo e folto di colore marrone chiaro con sfumature aranciate, mentre le striature (ben distanziate tra loro) anzich&eacute; essere nere sono marrone scuro; la tigre di Sumatra invece &egrave; la pi&ugrave; piccola tra tutte le specie esistenti ed ha un temperamento pi&ugrave; aggressivo delle cugine siberiane.<br />Ma la differenza, come accennato poco sopra, si rende evidente all&rsquo;interno della stessa razza anche per la colorazione del pelo; esistono infatti tigri bianche con o senza striature, tigri arancioni, ed esemplari blu. I soggetti bianchi sono considerati albini, ed hanno strisce nere o marroni con occhi azzurro-blu e pare che derivino dall&rsquo;incrocio tra la specie del Bengala e quella siberiana. Le tigri golden, chiamate anche golden tabby o strawberry tiger sono una variazione di colore estremamente rara del soggetto del Bengala ed hanno una pelliccia molto spessa di color oro chiaro con strisce di color arancio debole e zampe bianche. La tigre maltese, o tigre blu &egrave; invece riconoscibile per il suo caratteristico colore blu scuro con striature grigie.<br /><br />10.5. L&rsquo;abc dell&rsquo;addestramento<br /><br />Il dressage delle tigri, come quello di tutti gli animali, si basa esclusivamente su un rapporto di fiducia e di reciproca comprensione tra l&rsquo;animale e l&rsquo;addestratore. La tigre deve sentire che l&rsquo;ambiente in cui lavora non &egrave; ostile, che il domatore non &egrave; un nemico, ma il padrone della pista, l&rsquo;animale &ldquo;alpha&rdquo; cio&egrave; il capo la cui indiscutibile supremazia domina sul gruppo. La profonda conoscenza della psicologia dell&rsquo;animale ed il massimo rispetto sono alla base di un buon lavoro di ammaestramento secondo Togni.<br />Le prime nozioni vengono insegnate quando l&rsquo;animale ha almeno diciotto mesi; prima di questo momento lo stesso addestratore si occupa delle bestie ma in maniera diversa: le cura, e soprattutto le fa giocare per individuarne i lati salienti del carattere. Lo stadio iniziale dell&rsquo;addestramento consiste nell&rsquo;attribuire a ciascuna tigre il proprio sgabello, oppure nell&rsquo;insegnarle a saltare o a stare in equilibrio su una sfera. Qualsiasi metodo d&rsquo;ammaestramento non persegue che un unico scopo: far comprendere all&rsquo;animale ci&ograve; che il suo dresseur vuole che esso esegua in pista, in un determinato contesto e momento preciso. Naturalmente lo sforzo che Flavio fa nelle prime sessioni di lavoro &egrave; quello di vincere la resistenza, l&rsquo;inerzia, il torpore e il disinteresse del cucciolo, solo in questo modo pu&ograve; poi proseguire con l&rsquo;aggiunta di difficolt&agrave; nell&rsquo;iter dell&rsquo;animale da ammaestrare.<br />L&rsquo;addestramento di una tigre richiede circa un anno per cominciare a montare un numero, e a differenza dei cugini leoni, sono meno inclini alle zuffe e pi&ugrave; obbedienti; ottime saltatrici, eseguono facilmente la figura del debout. Il carattere di questo esemplare &egrave; imprevedibile, ma &egrave; uno dei felini pi&ugrave; intelligenti perch&eacute; impara velocemente quanto le viene insegnato e non fatica a ricordarselo anche a distanza di tempo. Anche se in apparenza pu&ograve; dare la sensazione di una maggiore prontezza alla ribellione, &egrave; invece capace di rispetto verso il domatore, ed ha inoltre un forte senso di responsabilit&agrave;.<br />Le aggressioni sono rare, ma poich&eacute; si sta comunque parlando di animali, &egrave; possibile che avvengano; Flavio tiene per&ograve; a precisare che anche se difficile, l&rsquo;attacco di una tigre &egrave; il pi&ugrave; pericoloso perch&eacute; non lascia la preda fino a quando non &egrave; sicura di averla uccisa, e dopo una violenta ribellione &egrave; molto difficile rimetterla in pace con il resto del gruppo.<br />Il segreto di Togni &egrave; quello di unire tatto, fermezza e dolcezza, ripetendo numerose volte un esercizio: ad esempio non &egrave; indicato cambiare posto allo sgabello di una tigre, perch&eacute; lei se lo ricorda e quindi la si pu&ograve; confondere e disorientare, rendendola nervosa. Sono animali molto metodici a differenza degli elefanti ed hanno un&rsquo; ottima memoria visiva che li aiuta a ricordarsi le posizioni da assumere negli spettacoli (ecco perch&eacute; &egrave; meglio sistemare gli sgabelli sempre nello stesso ordine). Quando Flavio inizia il suo turno d&rsquo;allenamento entra in gabbia con pezzetti di carne cruda per invogliare gli animali a fare ci&ograve; che devono imparare e per ricompensarli alla fine se hanno lavorato bene.<br />La prudenza non deve mai mancare perch&eacute; si ha pur sempre a che fare con animali, le cui reazioni spesso sono imprevedibili e non certo sono le stesse tutti i giorni. &ldquo;Sono sensibili alle manifestazioni d&rsquo;affetto, desiderano essere coccolate e talvolta amano strofinare il muso per mostrare il loro piacere; ma sanno essere anche estremamente gelose e spesso con una zampata mostrano il loro carattere. Incredibile &egrave; la constatazione di quanto &egrave; grande questo desiderio d&rsquo;affetto in contrasto con l&rsquo;aggressivit&agrave; e la ferocia tipiche della loro specie&rdquo;.<br /><br />10.6. Pantere e rinoceronti. L&rsquo;esotismo di Flavio<br /><br />L&rsquo;eclettismo che Flavio mostra costantemente nella sua professione ha certamente contribuito a costruirne il talento. Un eccellente addestratore dovrebbe essere in grado, infatti, di mettere alla prova le sue capacit&agrave; con diverse specie animali e non sedimentare invece le sue attitudini soltanto con una specifica tipologia. Togni ha dimostrato che, se il metro di misura per essere considerato bravo &egrave; dimostrare di saper essere versatili ed in grado di spaziare da cavalli, elefanti, tigri, ad animali meno conosciuti al pubblico, allora lui &egrave; uno dei migliori nel panorama attuale dell&rsquo;ammaestramento. Basta dire che Flavio ha lavorato anche con pantere (sia nere che maculate), cammelli, zebre e perfino un rinoceronte per capire la grandezza di questo artista.<br /><br />I numeri di pantere, altrimenti dette leopardi, presentati negli spettacoli circensi sono rari sia per la difficolt&agrave; di procurarsi questi felini, sia per il difficile carattere che mostrano di avere, che per il troppo faticoso e lungo iter d&rsquo;addestramento. Se per ammaestrare un gruppo di tigri ci vuole poco pi&ugrave; di un anno, per creare un numero con le pantere sono necessari pi&ugrave; di due anni di prove continue.<br />Gli esemplari utilizzati per gli spettacoli possono essere soggetti maculati chiari (provenienti dall&rsquo;Africa), pantere dal pelo scuro (Asia), oppure soggetti con manto maculato molto scuro provenienti invece dalle isole della Sonda. La pantera nera dunque, quella pi&ugrave; conosciuta, non identifica una razza o una sottospecie particolare, ma tale denominazione viene utilizzata per descrivere ogni esemplare di leopardo che ha la particolarit&agrave; di possedere il mantello di colore nero (o molto maculato) per un eccesso di pigmentazione; se si osserva molto da vicino o in controluce, infatti, si possono scorgere le classiche macchie da leopardo che spiccano perch&eacute; sono leggermente pi&ugrave; scure rispetto al colore nero di fondo.<br />Questo animale, grazie al suo colore molto appariscente, gode per certi aspetti di una maggiore notoriet&agrave; rispetto al leopardo classico, ed &egrave; stata sovente descritta come quella pi&ugrave; feroce tra i suoi simili, probabilmente a causa del significato negativo associato comunemente al colore scuro. Si classifica tuttavia come uno degli animali dalle reazioni pi&ugrave; imprevedibili, quindi, &egrave; abbastanza difficile addestrarla- come spiega Flavio -perch&eacute; esige un&rsquo;attenzione costante da parte del domatore.<br />Per lui nulla per&ograve; &egrave; impossibile; nel 1985 infatti inizia il suo primo esperimento con due pantere, che inizialmente avrebbero dovuto scendere in pista insieme a due cavalli e due elefanti. A causa di alcuni imprevisti, l&rsquo;intenzione viene momentaneamente accantonata, ma quattro anni dopo il destino rimette di nuovo Flavio alla prova: il direttore del RBBB, Kenneth Feld, scrittura tutti suoi numeri per il debutto oltreoceano e gli chiede se sia possibile allestire un numero misto di una tigre ed un rinoceronte. La risposta positiva di Flavio &egrave; immediata anche se apporta una piccola modifica alla richiesta di Feld. Non sar&agrave; la tigre a lavorare con il giovane rinoceronte bianco, Thor, ma un bellissimo esemplare di pantera nera di nome Bagueera.<br />La ragione di tale cambiamento &egrave; dovuta al fatto che, dato che il numero avrebbe dovuto debuttare nel novembre di quell&rsquo;anno, non ci sarebbe stato tempo per montare una routine con una tigre. Bagueera invece era gi&agrave; abituata da tempo a salire in groppa a cavalli ed elefanti e dunque non avrebbe comportato nessuna differenza per lei saltare sul dorso di un rinoceronte. L&rsquo;unico dettaglio era che non provava pi&ugrave; da quattro anni, per cui Flavio ha dovuto impegnarsi al massimo per riuscire ad organizzare tutto in pochi mesi. Dopo lo strepitoso successo Flavio modifica lo spettacolo per il secondo anno da Ringling e decide di affiancare al rinoceronte due nuove compagne, tre tigri. Inizialmente ci sono alcuni problemi, dovuti all&rsquo;abitudine di Thor a lavorare con Bagueera, ma poi si crea una perfetta sintonia anche con le nuove compagne.<br /><br />"</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7105</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:39:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Fidc Grosseto: "razzismo ambientalista ormai a livelli preoccupanti''</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.ostuni.info/website/news/notizie/2011/02-FEB/images/BR_OSTUNI_foto%20cacciatori_ecologisti.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Il sonno della ragione, si dice, genera mostri, ma i sogni della ragione sono certamente peggio. Il razzismo ambientalista nei confronti dei cittadini cacciatori ha raggiunto livelli veramente preoccupanti che inaspriscono i rapporti e sfociano -ai livelli pi&ugrave; estremi- con scritte terroristiche rivolte al mondo venatorio e atti vandalici. E&rsquo; da qualche mese infatti che nei muri delle vie cittadine sono apparse preoccupanti scritte contro i cacciatori.<br /><br />Finalmente si legge sulla stampa locale che la Lav (lega antivivisezione) e la Lac (Lega per l&rsquo;abolizione della caccia) con il loro interessamento e l&rsquo;impegno, a noi noto, si sono adoperati per ripulire le campagne maremmane da bossoli abbandonati nel secolo scorso a Vallerotana. Loro non lo sanno ma noi lo facciamo da anni in silenzio e senza scriverlo sul giornale, facciamo di pi&ugrave;, sono anni che squadre di cacciatori di cinghiali puliscono i boschi e le nostre macchie dai rifiuti abbandonati nel tempo, attivit&agrave; che rientrano nella pi&ugrave; ampia gestione del territorio condotta di anno in anno dal mondo venatorio. LAC e LAV se veramente volessero rendersi utili dovrebbero, come facciamo noi, aiutare le aziende agricole ad allontanare: cinghiali, corvidi e ungulati responsabili di ingenti danni alle colture. E&rsquo; dal 1992 che i cacciatori gestiscono il territorio con finalit&agrave; pubbliche e ironia della sorte siamo costretti pure a pagarci le tasse.<br /><br />Purtroppo non basta oramai solo l&rsquo;impegno personale, forse questi signori non sanno che servono anche risorse economiche per gestire il territorio e il mondo venatorio &egrave; stanco di pagare tasse e gabelle che finiscono poi per finanziare coloro che vorrebbero abolire la caccia. Da un recente sondaggio, a livello nazionale risulta che gli Italiani non sono contrari alla caccia, e che riconoscono la sua importanza dal punto di vista della gestione del territorio a sostegno di un&rsquo;economia strettamente legata all&rsquo;attivit&agrave; venatoria. La caccia non usufruisce di nessun finanziamento pubblico, tutto &egrave; a carico del mondo venatorio e dei cacciatori, il mondo animalista e anticaccia, conosce meglio di noi che fine fanno le tasse governative da noi pagate, senza mai rivedere un euro di ritorno. Oggi non si illude pi&ugrave; nessuno con falsi moralismi e strumentalizzazioni, senza la caccia e le sue attivit&agrave; correlate la vita non sarebbe certo migliore."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7104</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:35:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<title>Legambiente a Clini: vietare subito la vendita di scoiattoli grigi</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.bighunter.it/Portals/0/news135/Legambiente.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Fermare la vendita nel nostro Paese dello scoiattolo grigio, lo ha detto negli scorsi giorni anche l'Assessore regionale alla Caccia in Liguria, Renata Briano, &egrave; l'unico modo per evitare di tornare a livelli preoccupanti della specie quando il progetto per la loro eliminazione sar&agrave; portato a termine. In questa direzione va anche la richiesta di Legambiente al Ministro clini di &ldquo;assegnare una via preferenziale e urgente all'approvazione dello specifico Decreto Ministeriale, su cui i funzionari dello stato lavorano da diversi anni, al fine di chiudere il "rubinetto" del commercio delle specie di scoiattoli alloctoni nel nostro Paese" come dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente.<br /><br />Il problema non si porrebbe se non fosse abitudine tutt'altro che rara quella di abbandonare in natura gli scoiattoli (cos&igrave; come avviene per altre specie pi&ugrave; o meno addomesticate), una volta che ci si &egrave; stancati di loro. Questa infatti &egrave; l'origine della difficile situazione del Parco di Nervi, dove lo scoiattolo grigio sta causando la graduale scomparsa di quello rosso italiano.&nbsp; Il progetto si chiama Life Natura LIFE09/NAT/IT/095 "EC-SQUARE" ed &egrave; promosso dalle Regioni Lombardia, Piemonte e Liguria, proprio per la tutela dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris).<br /><br />Si tratterebbe di aggiungere la specie alle altre gi&agrave; vietate dal regolamento CE 338/97 che applica la Convenzione Cites sull'importazione delle specie animali selvatiche alloctone. Il divieto di introduzione delle specie alloctone, principio stabilito anche dalla 157/92, &egrave; stato recentemente menzionato tra le misure prioritarie di attuazione della vigente Strategia nazionale per la biodiversit&agrave; (2011 &ndash; 2020) approvata dalla Conferenza Stato-Regioni il 7 ottobre 2010. &ldquo;Senza intervenire per fermare i movimenti intenzionali &ndash; sottolinea Antonino&nbsp; Morabito, responsabile nazionale fauna di Legambienteo - ogni altra misura e/o azione risulter&agrave; fortemente limitata se non addirittura potenzialmente vanificata".<br /><br />"Sarebbe grave - sottolinea Elena Dini, Direttore di Legambiente Liguria - se l'assenza del blocco del commercio indebolisse fino a far fallire quello che oggi &egrave; in campo in Liguria: una delle pi&ugrave; importanti azioni europee per rispondere all'urgenza di frenare la perdita di biodiversit&agrave; mantenendo alta l'attenzione all'accresciuta sensibilit&agrave; della nostra societ&agrave; per il benessere animale, indirizzando quindi gli sforzi verso la cattura, la sterilizzazione e il trasferimento degli scoiattoli invece che sulla pur lecita eradicazione degli animali alloctoni presenti nel Parco di Nervi." <br /><br />"</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7103</link>
<pubDate>Wed, 16 May 2012 12:26:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>L'Oipa Bergamo, Ennesima bufala</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://documenti.camera.it/_dati/leg16/schededeputatiprototipo/foto/scheda_big/d50044.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>&ldquo;L&rsquo;Oipa, l&rsquo;Organizzazione Internazionale Protezione Animali, di Bergamo parte con il piede sbagliato e rischia di essere l&rsquo;ennesimo caso fallimentare a carico dei contribuenti&rdquo;. Commenta, cos&igrave;, l&rsquo;onorevole Gabriele Cimadoro le recenti dichiarazioni di Davide Ambrosone, Delegato del nuovo corpo di guardie zoofile volontarie nell&rsquo;area bergamasca, che dice di avere nel mirino i cacciatori. &ldquo;Tutti noi cacciatori, che abbiamo davvero a cuore i nostri cani e l&rsquo;ambiente nel quale ci muoviamo, accogliamo sempre con entusiasmo le iniziative a protezione degli animali. Soprattutto perch&eacute; in Italia i fenomeni di maltrattamenti, di abbandoni e di randagismo, sono derivati diretti di una mancanza di controllo e di applicazione delle leggi vigenti. Ma non siamo noi le streghe da cacciare. Cos&igrave; si rischia solo di fare solo demagogia e non raggiungere il vero obiettivo&rdquo;.<br /><br />Nella sua ultima relazione ufficiale, il presidente dell&rsquo;Enci, l&rsquo;Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, riconosce alla caccia una funzione nella cura e mantenimento dell&rsquo;ambiente. &ldquo;Nel nuovo rapporto che si sta instaurando tra cane, uomo e ambiente &ndash; ha sottolineato Francesco Balducci &ndash; anche la cinofilia venatoria dovr&agrave; assumere un ruolo diverso, da vera e propria protagonista, in collaborazione con gli agricoltori, le associazioni ambientaliste e le stesse istituzioni&rdquo;.<br /><br />Dello stesso avviso &egrave; Gianluca Dall&rsquo;Oglio, presidente della Federazione Italiana della Caccia. &ldquo;Chiunque oggi adotti comportamenti non civili e non consoni nei confronti degli animali -&nbsp; indipendentemente da status, ruoli e appartenenze - &egrave; senza dubbio da perseguire, siamo noi i primi a dirlo. Attribuirli pregiudizialmente ai cacciatori, per&ograve;, non &egrave; soltanto ingiusto, ma anche inesatto. E&rsquo; noto, infatti, che in molte regioni italiane, come l&rsquo;Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto, sono attivi protocolli d&rsquo;intesa tra le amministrazioni locali e il mondo venatorio per il controllo dei territori. Tra l&rsquo;altro molti cacciatori sono anche allevatori e hanno contribuito a dare grande impulso alla zootecnia e cinotecnia. Di contro non &egrave; stato mai stabilito un nesso tra il mondo venatorio e i fenomeni di aberrazioni, quali l&rsquo;abbandono e i maltrattamenti&rdquo;.<br /><br />&ldquo;I cani da caccia, che accompagnano l&rsquo;uomo fin dalla notte dei tempi &ndash; fa notare Massimiliano Filippi, presidente di Federfauna, - sono tra le razze canine maggiormente presenti nelle nostre case. Per questo i casi di mala gestione possono, forse, risultare in termini assoluti pi&ugrave; numerosi, ma non percentualmente. Anzi, generalmente proprio perch&eacute; questi animali svolgono anche un ruolo preciso, ne deriva maggiore considerazione e rispetto. Tutti i cacciatori che conosco, amano i propri cani e li trattano come compagni, sia nella macchia che sul divano&rdquo;."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7102</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 03:26:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Polonia. Due giraffe muoiono di paura dopo un'incursione di vandali.</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.masterviaggi.it/Thumb/phpThumb.php?src=/UserFiles/Image/250px-Giraffe_Ithala_KZN_South_Africa_Luca_Galuzzi_2004.JPG&amp;w=450&amp;far=C&amp;f=jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>I manager dello zoo di Lodz, nella Polonia Centrale, hanno dichiarato che due giraffe sono morte di paura in seguito ad un'incursione notturna perpetrata da un gruppo di vandali.<br /><br />I vandali hanno fatto irruzione nello zoo nella notte tra sabato e domenica, hanno danneggiato panchine e sculture e hanno lanciato sassi e altri oggetti agli animali.<br /><br />Una delle due giraffe &egrave; morta poche ore dopo, mentre la seconda &egrave; morta nella giornata di luned&igrave;.<br /><br />"L'autopsia della prima giraffa, un'esemplare femmina di tre anni, ha mostrato danni al cuore sintomo di stress. La seconda giraffa, invece, era gi&agrave; malata: lo shock dell'incursione notturna ha sicuramente aggravato le condizioni dell'animale gi&agrave; molto indebolito dalla malattia", &egrave; quanto dichiarato dal veterinario dello zoo.<br /><br />Lo zoo non &egrave; dotato di telecamere di sicurezza, ma le guardie notturne hanno dichiarato di non essersi comunque accorti di nulla di strano."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7101</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 03:21:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Manerbio, dal macello 1000 posti di lavoro E gli animalisti si oppongono</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.quibrescia.it/cms/wp-content/uploads/2012/01/Suini.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Le proteste contro il mega macello di Manerbio, nel Bresciano, si sono moltiplicate negli ultimi tempi. Animalisti, ma anche ambientalisti si oppongono alla realizzazione dello stabilimento della Bresaole Pini che vuole costruire un impianto da dodicimila suini macellati e lavorati quotidianamente. L&rsquo;azienda, con il macello, dar&agrave; lavoro a circa 1000 persone.<br /><br />Una azienda che avr&agrave; i connotati della sua omologa gi&agrave; realizzata in Polonia, a Kutno, nel 2009, allevamento che esporta il 50% del prodotto.<br /><br />All&rsquo; ultimazione del progetto bresciano mancano ancora alcuni permessi, dopo di che la propriet&agrave; potr&agrave; iniziare i lavori&nbsp; nell&rsquo;impianto che potr&agrave; macellare fino a 12mila capi.<br /><br />I lavori potrebbero iniziare gi&agrave; dopo l&rsquo;estate e, entro fine 2013, il nuovo stabilimento potrebbe gi&agrave; essere operativo.<br /><br />A fronte di questi numeri la Pini si stupisce dell&rsquo;opposizione al progetto che, come &egrave; stato sottolineato dall&rsquo;azienda, porter&agrave; lavoro e lo porter&agrave; proprio in Italia, non all&rsquo;estero.<br /><br />Nelle prossime settimane &egrave; fissato un incontro con i rappresentanti delle organizzazioni agricole bresciane."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7100</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 03:14:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Michela Vittoria Brambilla copia: sito Internet subito oscurato</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.industriadelturismo.com/wp-content/uploads/2011/06/Brambilla_turisti_4_zampe1-300x297.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Debacle totale per l'esponente PdL: il suo nuovo portale per animali, Vacanze a 4 Zampe, e' la copia identica di quello realizzato quando era Ministro del Turismo. I tecnici e blogger di WSI se ne accorgono e le pagine vanno in tilt. Articolo di Maurizio Ceravolo<br /><br />Roma - Il 10 maggio 2012 &egrave; stata indetta una conferenza stampa a Palazzo Chigi, in cui erano presenti il sottosegretario alla Salute Adelfio Elio Cardinale e l&rsquo;ex ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla in qualit&agrave; di presidente anche Federazione Italiana Associazioni Diritti Animali e Ambiente. Lo scopo era di presentare ai media un nuovo portale per il turismo in compagnia degli animali, Vacanze a 4 Zampe.<br /><br />In 40 minuti &egrave; stato presentato l&rsquo;innovativo progetto in cui elencare tutte le strutture ricettive in Italia che accettano gli animali. &Egrave; stato pensato a tutto anche ad una colorata vetrofania per le strutture aderenti e alla presenza entusiasta di rappresentati di associazioni di categoria.<br /><br />Il tutto dimenticando un misero particolare. Il sito &egrave; la copia di buona parte di Turisti a 4 Zampe, portale realizzato nel 2010 dal Ministero del Turismo su idea dell&rsquo;allora Ministro Michela Vittoria Brambilla e parte del tristemente noto portale del turismo italiano Italia.it (tristemente noto perch&eacute; ci vollero anni per la sua apertura e svariati milioni di euro, ben 100 in tre periodi diversi).<br /><br />Il sito &egrave; identico, a parte una grafica leggermente cambiata, stesse strutture, stesse informazioni, stesse pagine. La domanda &egrave; come la Brambilla abbia avuto la faccia tosta di presentare per nuovo e per suo, qualcosa che &egrave; gi&agrave; funzionante da due anni &egrave; che &egrave; stato pagato con i soldi degli italiani.<br /><br />La parlamentare PDL ha cos&igrave; beneficiato di uno spot elettorale, regalato dal governo (che avrebbe al contrario dovuto chiedere i danni di immagine) e che ha rafforzato l&rsquo;immagine di paladina degli animali, attraverso giornali e televisioni.<br /><br />Cosa che stona con il canile-lager gestito negli anni scorsi, tramite la sua associazione Leida. Ricevuta la gestione con l&rsquo;assegnazione di oltre 500 mila euro di fondi e, senza alcun appalto, non &egrave; riuscita a fare buon lavoro, con numerosi animali morti, problemi evidenti di igiene, cibo di bassa qualit&agrave; e box umidi e bagnati. Ma come, la Brambilla predica bene e razzola male? Si fa vedere in televisione con cagnolini in mano, invocando la civilt&agrave; per gli animali, e poi con un budget di oltre 500 mila euro fa rimanere nel degrado un canile pubblico?<br /><br />Questa nuova iniziativa viene portata avanti anche questa volta sulle spalle del contribuente italiano. La Brambilla ha realizzato questa "sua" iniziativa sfruttando un bene dello Stato Italiano e piazzandoci sopra i loghi di "sponsor" come Trenitalia ed Alitalia. Ma lo fa al costo per lei di una piccola pitturata grafica, visto che ha sfruttato in tutto e per tutto il database di Turisti a 4 Zampe. E questo fa nascere una serie di domande:<br /><br />- La Brambilla vuole ergersi a paladina degli animali davanti agli occhi degli italiani, facendosi bella di qualcosa finanziato con i soldi degli italiani?<br /><br />Pensa che nessuno si ricordi che il progetto sia lo stesso di quando era ministro?<br /><br />- Chi ha pagato la conferenza stampa a Palazzo Chigi, che in pratica &egrave; stato un suo spot elettorale?<br /><br />- Chi le ha dato i sorgenti ed il database di Turisti a 4 zampe, visto che &egrave; di propriet&agrave; dello stato? C'&egrave; stata una intrusione informatica o l'amministratore di sistema &egrave; stato compiacente a fornire all'ex ministro una copia di tutto il sito?<br /><br />- Come mai il governo italiano e l'attuale Ministro del Turismo invece di difendere l'investimento fatto (immagino non meno di svariate decine di migliaia di euro) hanno concesso alla Brambilla una importante vetrina per il suo spot elettorale?<br /><br />La Brambilla sembra aver puntato il tutto per tutto su questa iniziativa e tutti i domini a lei intestati, utilizzati prima per diversi scopi, ora puntano al nuovo portale per animali: il sito della vecchia associazione animalista Leida, il sito dei Promotori della libert&agrave;, addirittura il suo sito web personale.<br /><br />Ovviamente l&rsquo;iniziativa non poteva rimanere nascosta ai mille occhi della rete, alcuni blogger se ne sono accorti, hanno iniziato a diffondere la notizia ed il tam tam e lo sdegno hanno raggiunto sempre pi&ugrave; persone. Tanto che nella giornata di ieri Vacanze a 4 Zampe e tutti i domini che ridimenzionavano verso di esso sono stati messi in manutenzione e quindi non pi&ugrave; raggiungibili.<br /><br />Per chi volesse approfondire e conoscere maggiori dettagli, pu&ograve; leggere il post originale La Brambilla copia Turisti a 4 Zampe dai blog della community di WSI dal quale questo articolo &egrave; stato tratto."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7099</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 02:54:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Germania: arrestato attivista P.Watson</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.ecorazzi.com/wp-content/uploads/2012/05/paul-watson-592x394.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>(ANSA) - BERLINO - E' noto per le sue battaglie animaliste ed e' considerato un 'corsaro buono', che dedica la vita alla difesa degli oceani. Ieri pero' Paul Watson, 61 anni, canadese, leader di Sea Shepherd, e' stato arrestato in Germania a Francoforte e oggi il fermo e' stato convalidato. Su di lui pendeva un mandato di cattura internazionale, emesso in Costa Rica con l'accusa di aver attaccato una nave di questo Paese, in acque guatemalteche. Il provvedimento ha gi&agrave; sollevato polemiche anche in Germania."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7098</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 02:46:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<title>E' nato un Watusso al circo di Darix Martini</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.circo.it/wp-content/uploads/2012/05/agliana-watusso-225x300.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>&Egrave; nato un cucciolo di watusso, particolare esemplare di bue nano, e per festeggiare l&rsquo;evento, assai raro in condizioni di cattivit&agrave;, il circo ha deciso di chiamarlo Agliana. Nella notte tra mercoled&igrave; e gioved&igrave; all&rsquo;arrivo del circo di Darix Martini che espone l&rsquo;insegna Orfei, Giada, una femmina di watusso di sette anni, ha dato alla luce un bellissimo cucciolo che la direzione del circo ha voluto chiamare Agliana in onore della citt&agrave; in provincia di Pistoia che gli ha dato i natali. Il pap&agrave; Tarzan, di 8 anni, viene da un parco zoologico della Germania ed &egrave; nato come la compagna in cattivit&agrave;.<br /><br />&ldquo;I nostri animali provengono quasi esclusivamente da parchi zoologici europei anche se ogni tanto qualche fiocco rosa, o azzurro, viene affisso in tourne&egrave;&rdquo;, spiega Darix Martini. &ldquo;Era stato cos&igrave; per Roma, con una bella cavallina nata proprio durante la tappa del circo nella capitale&rdquo;.<br /><br />La nascita di Roma, come quella di Agliana, &egrave; stata salutata con gioia perch&eacute; &ldquo;&egrave; la dimostrazione &ndash; fanno sapere i diretti interessati &ndash; di un buono stato di salute degli animali che altrimenti avrebbero difficolt&agrave; ad accoppiarsi e riprodursi&rdquo;. In tutto, il circo ha con s&eacute; un centinaio di esemplari, tra cui una giraffa di un anno e mezzo, un elefante, zebre, bisonti, cavalli e cammelli, lama, pony, cavalli e tante altre specie. L&rsquo;esordio di Agliana in pista &egrave; previsto gi&agrave; gioved&igrave; prossimo. Artisti e animali rimarranno ad Agliana al Centro commerciale Coop fino a luned&igrave;, per poi trasferisri a Montecatini."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7097</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 01:52:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Rapporto Lipu: specie cacciabili in ottima salute</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.bighunter.it/Portals/0/news135/Migratoristi_Liguri.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Dall'interessante rapporto sugli andamenti delle popolazioni di uccelli comuni in Italia, redatto dalla Lipu in base ai dati raccolti dal 2000 al 2010 grazie al progetto MITO2000 (integrato al programma comunitario di monitoraggio dell'avifauna nidificante), emerge una realt&agrave; variegata ma tutt'altro che sconfortante nel quadro di gestione faunistica della caccia programmata.<br /><br />Il paradosso &egrave; che in calo troviamo alcune specie di uccelli agricoli che sono ormai da decenni protetti (non subiscono quindi alcuna pressione venatoria, episodi di bracconaggio a parte), che purtroppo continuano a soffrire delle conseguenze di un'agricoltura intensiva (i n particolare pesticidi e degrado e scomparsa degli habitat a loro congegnali), mentre al contrario altre comunemente cacciate in tutto il paese, si trovano in una situazione stabile o di crescita.<br /><br />Nel suo comunicato, la Lipu evidenzia popolazioni in aumento per gazza, cornacchia grigia, gheppio, ortolano, rigogolo, usignolo, upupa, tortora, lu&igrave; bianco e strillozzo. Se per&ograve; diamo un'occhiata all'intero rapporto, la situazione appare in realt&agrave; ancora pi&ugrave; chiara: insieme alla tortora (+56%) troviamo diverse altre specie cacciabili come il colombaccio (in 10 anni cresciuto del 210%), la quaglia (in forte incremento, + 78%; e in Piemonte vorrebbero toglierla dall'elenco delle cacciabili), il tordo bottaccio, + 41%, il merlo, +48% e la ghiandaia, + 9% .<br /><br />Diverse sono anche le specie non cacciabili in crescita nell'ultimo periodo: beccamoschino (+ 56%), canapino comune (+ 79%), capinera (+ 30%), beccafico (+138%) cinciallegra (+16%), cinciarella (+65%), codibugnolo (+ 66%), codirosso comune (classificato in forte crescita +66%), fiorrancino (+88%), gheppio (+15%), gruccione (in forte crescita, +65%), ortolano (+158%), pettirosso (+28%), picchio rosso maggiore (+6%), picchio verde (+52%), poiana (+19%), rigogolo (+ 133%), scricciolo (+35%), sterpazzolina (+28%), storno (+2%), storno nero +36% ( dato questo pi&ugrave; che confortante, visto che finora per lo sturnus vulgaris che crea numerosi danni all'agricoltura si &egrave; negato un prelievo ordinario (ma a volte anche in deroga) perch&egrave; lo si poteva&nbsp; confondere con il suo cugino nero, che peraltro in Italia &egrave; specie infrequente), tortora dal collare (+115%; specie ormai stanziale in Italia e in alcune aree gi&agrave; soggetta&nbsp; a prelievi), strillozzo (+20%), tottavilla (+90%), usignolo (+11%), usignolo di fiume (+ 63%).<br /><br />Verificati questi dati, forniti da fonte sicuramente incontestabile (alla Lipu, come possono, non ci pensano neanche un minuto a scagliarsi contro la caccia), salta agli occhi la macroscopica differenza fra ci&ograve; che &egrave; e ci&ograve; che vorrebbero far credere. Approfondendo la lettura, poi, si capisce e chiaramente che &egrave; l'agricoltura "industriale", individuata soprattutto nella valle Padana, che va ampiamente ripensata. Come si passa ad analizzare la situazione delle aree collinari, infatti, si vede chiaramente che la situazione &egrave; sostanzialmente migliore. In ogni caso, in questi ultimi anni la situazione delle specie ornitiche comuni del nostro paese E' STABILE, e semmai se correttivi si dovessero adottare - lo sappiano all'ISPRA, lo sappiano i responsabili politici e tecnici delle regioni - ci si dovr&agrave; indirizzare su quelle pratiche agricole che fanno cattiva agricoltura. Con buona pace degli anticaccia, degli ambientalisti della domenica, delle rosse passionarie e delle bionde, degli ideologi del dopolavoro da bar sport, che a loro insaputa si sono ritrovati fra i banchi del Parlamento Europeo, da dove continuano a sbraitare basandosi su&nbsp; argomentazioni risibili. E comunque, ove venisse in mente a qualcuno di fare pressioni affinch&egrave; si rivedesse la lista delle specie cacciabili nell'elenco della "Direttiva-Uccelli", si sappia che a fronte di un paio o tre di specie in declino (ripetiamo: a causa di tutto tranne che della caccia!), ce ne possono essere qualche decina di cui si potrebbe sicuramente reclamare l'inserimento! E a qualche anziano potrebbero nuovamente brillare gli occhi solo al pensiero di un beccafico o di una capinera, di un ortolano o di un rigogolo, di uno strillozzo o di una tottavilla da mettere alla lacciaia!<br /><br /><br /><span class="viewnewsarticle"><a href="http://www.bighunter.it/LinkClick.aspx?fileticket=u93IfvTVTDk%3d&amp;tabid=220" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><strong><span class="testoSommarioImmagineSx">Vai al rapporto LIPU Uccelli comuni in Italia</span></strong></span></a></span>"</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7096</link>
<pubDate>Tue, 15 May 2012 01:48:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Il lato oscuro dei vegani</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.federfauna.org/images/parmiciano.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Negli ultimi anni e' scoppiata la moda di essere vegani. Gli slogan animalisti affermano che essere vegani significa non sacrificare una vita per soddisfarne un'altra, ed ecco la scoperta del secolo di questi "paladini della Vita": la soia.&nbsp; <br /><br />Con la soia hanno sostituito il latte, i grassi che servono per produrre alimenti come i dolci e tantissimi altri, aumentando notevolmente il consumo di questo vegetale, il cui maggior produttore e' l'Amazzonia, dove le grandi multinazionali si sono buttate immediatamente nell'investimento.<br /><br />Chiaramente in Amazzonia ci sono gli indigeni locali e questi grandi investitori non sono andati a chiedere loro se volevano lasciare la loro terra per destinarla alla produzione di soia, ma con grosse ruspe, un po' di dinamite e qualche mercenario, hanno cacciato e continuano a cacciare via questi indigeni. Dall'inizio dell'anno si parla di 1500 morti e milioni di acri di terra disboscati.<br /><br />Quindi, consumare molta soia, non fara' consumare carne animale, ma fa consumare carne umana! <br /><br />Credo si debba sapere e rendere noto quando possa costare la soia in vite umane, o almeno in distruzione dell'ambiente, considerando che l'Amazzonia e l'ultimo polmone del mondo rimasto, se non dovesse interessare a nessuno qualche migliaio di indigeni compresi donne e bambini, uccisi schiacciati dalle ruspe, o arrostiti. <br /><br />E' bene sapere, inoltre, a chi vorrebbe allattare i bambini con latte di soia, che esso contiene sostanze attive anti-tiroidee, presenti in abbondanza in tutti i cibi a base di soia, le quali inibiscono le funzioni della tiroide, portano ad affaticamento e a problemi mentali. I fitoestrogeni della soia possono inibire il normale sviluppo e nell'eta' adulta causare problemi di riproduzione e fertilita'. <br />Recenti ricerche hanno mostrato che questi fitoestrogeni sono implicati nello sviluppo del morbo di Alzheimers e della demenzia senile, promuovendo l'invecchiamento del cervello. Tutti i cibi moderni a base di soia contengono MSG (glutammato di sodio) che causa problemi neurologici, incluso il comportamento violento. <br /><br />La giustificazione per incrementare il consumo di soia e' basata sul concetto che dovremmo ridurre la quantita' di grassi nell'alimentazione infantile, ma i grassi contengono molte sostanze nutrienti che sono vitali per la crescita e lo sviluppo normali, contribuendo alla funzioni corrette del cervello e del sistema nervoso. <br /><br />I bambini nel periodo della crescita hanno bisogno di piu' grassi, non meno. Privare i bambini dei grassi di cui essi hanno bisogno e' un crimine. <br /><br />Piu' soia e meno carne nei pasti delle mense scolastiche significa piu' assenteismo, piu' ferite, piu' problemi d'apprendimento, piu' ADHD e piu' violenza. <br /><br />Le insufficienze nutrizionali si accentueranno e aumenteranno le malattie. <br /><br />Forse questo spiega anche il comportamento violento di certi animalisti verso i loro simili, ma io penso anche al danno che fanno costoro anche a i loro figli che sicuramente non hanno scelto loro di alimentarsi in quel modo.<br /><br />Quindi, a questo punto mi viene da dire: "Vegano? NO!! Grazie!!" Meglio mangiare qualche mucca che creare disastri apocalittici."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7095</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 02:21:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Parco dei Sibillini. Accordo con gli allevatori per la tutela del Camoscio</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.scienze.tv/files/immaginisito/image/Settembre2008/camoscio.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Accordo con gli allevatori per la tutela del Camoscio appenninico nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini<br /><br />(Visso, 14 Mag 12) Nell'ambito de progetto comunitario Life "Coornata" per la tutela del Camoscio appenninico, il Parco Nazionale dei Monti Sibillini ha in questi giorni avviato un programma speciale di profilassi e miglioramento della gestione sanitaria degli animali domestici, con la collaborazione&nbsp; dell'Istituto Zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche e in accordo con le A.S.U.R. Il programma prevede misure di incentivazione per l'attuazione degli interventi antiparassitari e vaccinali sul bestiame domestico che utilizza le aree di pascolo in cui &egrave; accertata la presenza del Camoscio appenninico, reintrodotto a partire dal 2008. Gli allevatori beneficiari del programma sono stati individuati mediante analisi spaziali di dati informatici ottenuti dal monitoraggio delle aree di pascolo, effettuato dal Corpo Forestale dello Stato, e degli individui di Camoscio, localizzati attraverso sofisticati sistemi radio e satellitare. Agli allevatori che hanno aderito al programma il Parco assicura assistenza sanitaria gratuita presso le aziende, fornitura gratuita di blocchi di sale zootecnico contenenti fitoterapici e rimborso delle spese sostenute per i vaccini e i trattamenti antiparassitari.<br /><br />Un programma, quindi, ben accolto dagli allevatori, incontrati dal Parco lo scorso 11 maggio, e ai quali sono stati illustrati gli obiettivi del programma e, pi&ugrave; in generale, i risultati del progetto Life. "Un esempio di buone pratiche e cooperazione tra istituzioni e portatori di interessi", ha dichiarato il Direttore del parco Franco Perco, "di grande importanza per garantire lo svolgimento delle tradizionali attivit&agrave; pastorali in armonia con le esigenze di conservazione del Camoscio appenninico che, ricordiamo, &egrave; uno dei mammiferi pi&ugrave; rari e protetti d'Europa"."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7094</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 02:15:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<title>Un ''muro digitale'' per salvare lo zoo 10 euro per acquistare un mattoncino</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.ilmattino.it/MsgrNews/HIGH/20120514_3189309.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>NAPOLI - Ventimila mattoncini digitali da mettere uno sull&rsquo;altro per costruire un muro fatto di pixel. Una diga virtuale che promette - realmente - di arginare la minaccia della fame, il pi&ugrave; temibile dei nemici per i 290 animali dello zoo di Napoli.<br /><br />L&rsquo;idea &egrave; della societ&agrave; di servizi Eyc@ srl, che ha proposto alla curatela fallimentare di Edenlandia e del giardino zoologico una raccolta fondi interattiva. Prendendo a modello la rivoluzionaria &laquo;Million Dollar Page&raquo; con la quale lo studente ventenne Alex Tew si finanzi&ograve; nel 2005 gli studi universitari, la Eyc@ ha creato il sito web www.zoowall.it, una bacheca della solidariet&agrave; che, se riempita, frutter&agrave; 200mila euro.<br />Gli amici degli animali di Fuorigrotta potranno acquistare da tutto il mondo uno o pi&ugrave; mattoni al costo di 10 euro ciascuno, disponendo un bonifico bancario in favore della societ&agrave; &laquo;Fallimento Parks and Leisure srl&raquo;, che rappresenta la gestione provvisoria.<br /><br />Gli acquirenti (privati cittadini, istituzioni o aziende) potranno pubblicare sul proprio spazio una dedica, un messaggio o il logo della propria impresa con un link al sito commerciale.<br /><br />Cliccando sul pulsante &laquo;Aiuta lo zoo&raquo; si apre una schermata che permette di fare una piccola spesa, acquistando il pellet, la frutta, la carne, il fieno o l&rsquo;acqua. In alternativa, &egrave; possibile adottare virtualmente un animale dello zoo, sfamandolo come se fosse un &ldquo;tamagotchi&rdquo;. Solo che in questo caso il virtuale sfocia nel reale, lasciando una traccia tangibile nella sopravvivenza dello zoo e dei suoi ospiti.<br /><br />Cos&igrave;, ci si pu&ograve; prendere cura di un volatile, di un mammifero, di un felino o ancora dell&rsquo;elefante indiano. E si pu&ograve; perfino donare alla struttura un laghetto da mille euro o una fontana da 2500 euro. Il sito riporta inoltre una scheda tecnica degli animali e delle loro abitudini. &laquo;Si tratta di un&rsquo;operazione a costo zero per la gestione provvisoria. Con l&rsquo;aiuto di tutti, anche minimo, speriamo di arrivare oltre i 100mila euro&raquo;, dice Luca Eymann, amministratore unico della societ&agrave;, che lanciando un appello al Calcio Napoli si augura che il club acquisti alcune tessere di questo singolare mosaico.<br /><br />&laquo;Un esempio simile smuoverebbe i tifosi del Napoli e di Napoli&raquo;, &egrave; sicuro Eymann. Manco a farlo apposta, pochi giorni fa nello zoo di Napoli &egrave; nato un asinello che &egrave; stato battezzato con il soprannome di Lavezzi, il campione pi&ugrave; chiacchierato da &ldquo;radio-mercato&rdquo;: Pocho. E ad altri animali sono stati dati i nomi di calciatori azzurri.<br /><br />Tra l&rsquo;altro, proprio nello sport qualche mese fa &egrave; stato realizzato un altro tentativo simile di e-fund raising: &laquo;Con lo &ldquo;Juve Caserta Web Wall&rdquo; sono stati raccolti 300mila euro per la squadra di basket, gran parte dei quali &egrave; venuta da istituzioni e sponsor. Noi speriamo in questo&raquo;, aggiunge l&rsquo;ideatore della gara di solidariet&agrave;.<br /><br />Il &ldquo;Muro dello zoo&rdquo;, promosso con messaggi virali sui social media, fa il paio con la commedia &ldquo;Una moglie di troppo&rdquo;, messa in scena da venerd&igrave; a domenica scorsi dalla compagnia teatrale &ldquo;Troppi galli a cant&agrave;&rdquo;, composta per intero da dottori commercialisti e rinforzata con un acquisto eccellente: Nicola Graziano, giudice delegato del fallimento di Edenlandia e dello zoo.<br /><br />Allo spettacolo, organizzato per sostenere la gestione provvisoria, erano presenti tra gli altri il sindaco di Napoli de Magistris, il vicesindaco Sodano, il sindaco di Portici Cuomo e il presidente di Asia Napoli Del Giudice."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7093</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 02:07:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
<guid>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7093</guid>
<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Progetto di Legge Binetti: nuovo approccio al farmaco veterinario</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.federfauna.org/images/truncellito.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Chiariamo subito che siamo assolutamente favorevoli al farmaco veterinario se questo ha motivo di essere, vale a dire se si tratta di un presidio che per formulazione, appetibilit&agrave;, praticit&agrave; di somministrazione, dosaggio etc., rappresenta un vantaggio per il proprietario dell'animale e per chi lo cura.<br /><br />Con la Proposta di legge di modifica dell'art. 10 del D. Lgs 193/2006, in materia di uso di medicinali<br /><br />in deroga per il trattamento di animali non destinati alla produzione di alimenti, d'iniziativa dei Deputati Binetti, Calgaro, Mosella, Pezzotta, n. 5008, finalmente potremmo tornare ad esseri i veri attori nella cura delle patologie dei nostri pazienti, senza che una legge farraginosa e vecchia ci imponga dall'alto l'uso dei farmaci solo perch&eacute; registrati per una patologia specifica, non tenendo conto che il veterinario, per poter attuare la migliore terapia deve ragionare in termini di molecole attive, eccipienti e vie di somministrazione, in considerazione anche che le conoscenze scientifiche ci indirizzano all'uso di molecole sempre pi&ugrave; valide ed innovative anche se non ancora registrate per l' uso negli animali. Siamo al paradosso di dover -per legge- frequentare corsi di aggiornamento con la formazione medica continua obbligatoria,&nbsp; senza poterne mettere in pratica le pi&ugrave; recenti acquisizioni scientifiche.<br /><br />Senza questa proposta di legge ci troviamo quotidianamente a fare i conti con l'ottusit&agrave; di una burocrazia che rende impossibile l' utilizzo del farmaco registrato per l' uso in umana, o per gli altri animali, applicando alla lettera l' art 10 del D. Lgs 193/2006 che, recependo la Direttiva 2004/28 CE, disciplina l' utilizzo e l' approvvigionamento del farmaco da impiegare per curare le malattie degli animali da compagnia.<br /><br />Il decreto ci obbliga a non prescrivere, a non utilizzare ed a non tenere, nella sua struttura, alcun medicinale registrato per l' uso in umana, o per gli altri animali, se gi&agrave; esiste lo stesso medicinale registrato per gli animali da compagnia per la stessa patologia, oppure registrato per altra patologia pur della stessa specie animale che si intende curare. Negando, in tal modo, la possibilit&agrave; di poter attuare le migliori cure farmacologiche, basate sulle ultime evidenze scientifiche validate dalla comunit&agrave; scientifica internazionale. Con l' obbligo, sostanzialmente, di dover purtroppo ricorrere a farmaci spesso vecchi, desueti o superati da molecola pi&ugrave; valide.<br /><br />Quando ci occupiamo esclusivamente della cura, della salute e del benessere degli animali d' affezione, non destinati alla produzione di alimenti per l'uomo quindi con nessuna implicazione sulla salute del consumatore, non ci e' consentito di poter decidere di usare secondo scienza e coscienza, la migliore molecola attiva. Pena una sanzione amministrativa pecuniaria salatissima che, da poco pi&ugrave; di 1500 euro, pu&ograve; superare abbondantemente i 9000 euro.<br /><br />L' articolo in questione, recita troppo genericamente che &ldquo;ove non esistano medicinali veterinari autorizzati per curare una determinata affezione di specie animale non destinata alla produzione di alimenti e' possibile l' uso in deroga del farmaco ad uso umano, pero', soltanto dopo essersi prima accertati che non esista gi&agrave; registrato un medicinale veterinario autorizzato per l' uso in un' altra specie animale e per la medesima affezione, oppure per un' altra affezione della stessa specie animale&rdquo;. Mentre una precedente Direttiva Comunitaria, la 2001/82 , che accorpava tutte le precedenti norme esistenti sul farmaco veterinario, pur obbligando a non usare il farmaco in deroga, negli animali non destinati alla produzione di alimenti, se gi&agrave; esisteva registrato l' analogo veterinario, invitava contemporaneamente ad una sua interpretazione pi&ugrave; &ldquo;elastica&rdquo; per la cura degli animali da compagnia, lasciando al Medico Veterinario pi&ugrave; libert&agrave; di scelta, di approvvigionamento e detenzione, del farmaco che, secondo scienza e coscienza, riteneva pi&ugrave; utile ed efficace per la cura della patologia in atto in tutti gli animali non destinati alla produzione di alimenti per l' uomo.<br /><br />Allo stato attuale delle conoscenze, grazie all'enorme progresso tecnologico ed alle notevoli evidenze scientifiche registrate nella medicina veterinaria per piccoli animali, non &egrave; pi&ugrave;' possibile ritenere di poter curare una patologia, spesso multifattoriale, prescrivendo un farmaco genericamente registrato ad uso veterinario per quella determinata patologia. Non di rado tale farmaco, ancorch&eacute; esistente, non &egrave; facilmente reperibile proprio per quella dimensione ridotta di un settore, come quello dell'animale da compagnia che non &egrave; neanche lontanamente paragonabile a quello di umana. Per questo il paziente potrebbe rimanere in attesa per giorni.<br /><br />Altra problematica, non di poco conto, &egrave; il costo del farmaco registrato per l' uso in veterinaria.<br /><br />L'evidente crisi economica in atto non ne facilita l' acquisto, anche perch&eacute;, nella maggior parte dei casi, il suo prezzo di fustella supera enormemente quello dell'analogo&nbsp; registrato per l 'uso in umana.<br /><br />Questo spinge moltissimi proprietari di animali da compagnia, che per loro sfortuna rientrano nelle fasce socialmente pi&ugrave;' deboli, a non poter occuparsi degnamente della salute e del benessere del loro compagno di vita. Le ricadute di tutto questo non sono solo sul proprietario dell'animale ma anche sulla spesa pubblica e sul volontariato, chiamati ogni giorno ad assistere centinaia di migliaia di animali in tutta Italia.<br /><br />&nbsp;"</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7092</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 02:01:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Marigliano: cicogna al Circo di Lidia Togni</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.circusfans.net/images/lidia2012articolo.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>MARIGLIANO - Gioved&igrave; 10 maggio, l&rsquo;arrivo del circo Togni nella citt&agrave; di Marigliano, via Pontecitra, nei pressi del Supermercato Eurodespar, &egrave; stato coronato dalla nascita di due splendidi tigrotti, da una mamma di appena 5 anni. Il circo, presente a Marigliano per il terzo anno consecutivo dal 12 al 14 maggio, si presenta con uno spettacolo completamente nuovo, dal titolo &ldquo;Festival Internazionale del Circo&rdquo;, con la presenza di molti artisti provenienti dalle maggiori nazioni europee e da ogni parte del mondo, garantendo una unione delle razze e un movimento umano e animale. Molti di questi circensi possono fregiarsi di titoli, premi e riconoscimenti a livello mondiale vinti nelle pi&ugrave; svariate rappresentazioni tematiche.<br /><br />Lo spettacolo di quest&rsquo;anno, ideato dal direttore Vinicio Canestrelli, nipote di Lidia Togni, &egrave; incentrato soprattutto sul valore artistico degli uomini e la presenza di animali come i cavalli e le tigri. &laquo;Siamo estremamente contenti - afferma l&rsquo;organizzatore del circo Marcello Marchetti - che questa nascita sia avvenuta in questa cittadina, perch&eacute; ci lega a Marigliano un profondo affetto con la gente e gli amministratori. Qui siamo sempre stati bene accolti e, visto che una nascita nel nostro ambiente porta bene, ci auguriamo che questo possa essere il miglior auspicio di successo per ripetere, anche quest&rsquo;anno, il tutto esaurito come la scorsa edizione, per festeggiare degnamente il nostro 138&deg; anno di attivit&agrave;. Un ringraziamento lo faccio di cuore al responsabile del settore zoo Umberto Vinciguerra, colui che ha seguito il parto e aiutato mamma tigre a dare alla luce i due nuovi cuccioli&raquo;.<br /><br />Il legame con il territorio &egrave; reso ancora pi&ugrave; forte dalla presenza, nel numerosissimo staff del circo di circa 50 elementi, del cavallerizzo D&rsquo;Ambrosio, originario proprio di Marigliano. Il circo rester&agrave; in Campania per tutta la stagione estiva, spostandosi lungo le zone flegree e culminer&agrave; ad ottobre con lo spettacolo di Circo sul Ghiaccio. Di sicuro quest&rsquo;anno solare, grazie a questo lieto evento, sar&agrave; per il circo di Lidia Togni un anno magnifico."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7091</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 01:56:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>Animali nel loro ambiente naturale: Manhattan!</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.circo.it/wp-content/uploads/2012/05/zoo-york-home-300x200.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Ma chi l&rsquo;ha detto che il paradiso terrestre &egrave; la savana, dove gli  animali sono liberi di vivere secondo natura? La natura ti sorprende  ovunque e te la trovi anche nella Grande Mela. Basta solo saperla  vedere. Ma c&rsquo;&egrave;. E gli animali fotografati in mezzo al traffico di New  York non sembrano meno naturali di quelli che potresti vedere in un  servizio su <em>National Geographic</em>.<br /> Piero Ribelli &egrave; originario di Padenghe sul Garda, risiede a New York da  25 anni ed &egrave; un famoso e quotato fotografo. Ieri Stefano Lorenzetto gli  ha dedicato una delle sue memorabili interviste lenzuolo su <em><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/lex_operaio_che_e_riuscito_dare_volto_allamerica/13-05-2012/articolo-id=587597-page=0-comments=1" target="_blank">Il Giornale</a></em> ed &egrave; davvero molto istruttiva. Non sa cosa sia il digitale, gira l&rsquo;America con la sua Hasselblad e la  realt&agrave; sa raccontarla benissimo. Ribelli ha realizzato alcuni lavori che  sono dei cult, come la raccolta di volti umani in <em>50 Main Street. The face of America</em>,  praticamente 50 persone individuate secondo la logica del fortuito che  vivono in altrettante citt&agrave; degli altrettanti Stati dell&rsquo;Unione, con un  unico comune denominatore: residenti al numero 50 di Main Street. Ha  pubblicato anche <em>Jah Pickney</em>, una sorta di celebrazione  dell&rsquo;infanzia, ed ha fotografato di tutto. Ma qui interessa la  prospettiva che spalanca sugli animali in cattivit&agrave; <em><a href="http://www.pieroribelli.com/books_main/books_zoo_fm_set.html" target="_blank">Zoo York. An Animal Lover&rsquo;s View of Manhattan</a></em>. Nella presentazione del volume si legge che Piero Ribelli ritrae la  natura nel contesto pi&ugrave; artificiale che si possa immaginare, i  grattacieli di Manhattan, e ci fa vedere una incredibile variet&agrave; di  animali laddove meno te l&rsquo;aspetti, portando a galla uno dei volti  sorprendenti della vita di questa grande metropoli. Sembrano appartenere  al &ldquo;mondo magico di Harry Potter&rdquo; &ndash; si legge ancora nel libro &ndash; mentre  descrivono l&rsquo;oggettiva realt&agrave;, &ldquo;la gioia e il carattere che gli animali  portano alla vita in citt&agrave;&rdquo;. Si, perch&eacute; <em>Zoo York</em> ritrae gli animali nel loro ambiente naturale: Manhattan!&rdquo;<br /> Paradossi? Macch&egrave;! Basta sfogliarlo <em>Zoo York</em>. C&rsquo;&egrave; il maiale  maltese, con lo status di animale da compagnia, che con aria disinvolta e  naturalissima fa due passi in centro. C&rsquo;&egrave; il falco dalla coda rossa che  vive sul palazzo fra la Fifth Avenue e la 74th Street. C&rsquo;&egrave; il topone  che se ne sta davanti al microfono con lo stile di Frank Sinatra. C&rsquo;&egrave; una scimmia cappuccino sulla metropolitana che sembra preoccupata  della sosta troppo lunga nella stazione di Bleecker Street di Little  Italy, un&rsquo;iguana verde sul tetto di un&rsquo;auto della polizia a Waverly  Place, e un boa constrictor comodamente adagiato sulla spalla di una  giovane a Chinatown. E c&rsquo;&egrave; l&rsquo;elefante sulla 34th Street. Spiega Piero  Ribelli: &ldquo;Quando un circo si esibisce al Madison Square Garden, il treno  che trasporta gli animali ferma nella stazione pi&ugrave; vicina, nel Queens.  All&rsquo;una di notte la polizia blocca il traffico e sulle strade si assiste  a questo spettacolo biblico, centinaia di animali in processione con i  loro domatori, come se fossero diretti verso l&rsquo;arca di No&egrave;&rdquo;. Gli animalisti americani cos&igrave; come quelli di casa nostra, avranno di che  lamentarsi per questa immagine, cos&igrave; come per la naturale bellezza di  tutti gli animali ritratti da Piero Ribelli nel luogo meno naturale che  esista. Ci voleva un fotografo bresciano, amante degli animali, capace  di farsi sorprendere, senza frapporre ostacoli ideologici, dalla realt&agrave;  degli umani e degli animali parecchio esotici che convivono nella  giungla urbana, per raccontare il paradiso terrestre che non t&rsquo;aspetti.  Anzi, il paradiso terrestre che in effetti &egrave; sempre stato, come insegna  la Bibbia: il luogo nel quale uomini e animali convivono pacificamente.  Il vezzo di creare fratture cercando di separare quel che il Creatore ha  unito sin dal principio, &egrave; un&rsquo;invenzione moderna e niente altro che un  paradiso artificiale."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7090</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 01:53:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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<title>''Gli animalisti vogliono solo la chiusura di Green Hill''</title>
<description><![CDATA[<table><tr><td valign="top"><br><img src="http://www.giornalettismo.com/wp-content/uploads/2012/05/grhi-770x577.jpg" width="180" border="0" align="left" /></td><td valign="top"><br>Secondo l'allevamento di Beagle destinati alla vivisezione, le proteste non aiuterebbero davvero i cuccioli <br /><br />Se chiude Green Hill qualcun altro si occuper&agrave; della sperimentazione animale. Per questo gli attivisti dovebbero modificare i loro obiettivi.<br /><br />MINORANZA VIOLENTA - Queste sono le parole dei vertici dell&rsquo;allevamento di Montichiari, in provincia di Brescia, che si occupa della crescita dei cani Beagle che verranno destinati alla vivisezione. Ormai per l&rsquo;azienda i manifestanti sono &ldquo;professionisti della protesta, una minoranza violenta, aggressiva e intollerante che ha perso di vista -parole del responsabile veterinario dell&rsquo;allevamento- l&rsquo;obiettivo etico, e pure condivisibile, del benessere animale. Non si parla piu&rsquo; di fermare la sperimentazione sugli animali, si vuole solo chiudere Green Hill&rdquo;. Per questo motivo i vertici dell&rsquo;azienda hanno preso le parti degli abitanti di Montichiari, evidentemente a disagio visto gli ultimi avvenimenti: I cittadini sono esausti, &ndash; dicono da Green Hill &ndash; stufi di essere sbattuti in prima pagina, di ritrovarsi muri imbrattati, auto danneggiate, di ricevere telefonate minatorie&rdquo;.<br /><br />ALLEVAMENTI ILLEGALI? - In realt&agrave; Green Hill sembra molto pi&ugrave; nervosa dalla discussione che si svolger&agrave; il prossimo 16 maggio presso la XIV Commissione del Senato dove verr&agrave; analizzato l&rsquo;emendamento alla Direttiva comunitaria che vieta l&rsquo;allevamento nel nostro Paese di cani, scimmie e gatti per la vivisezione. &ldquo;Se dovesse essere approvato &ndash; spiega l&rsquo;amministratore di Green Hill &ndash; l&rsquo;Italia dovrebbe pagare sanzioni per centinaia di migliaia di euro al giorno, perch&egrave; l&rsquo;emendamento &egrave; in contrasto con la norma europea da recepire&rdquo;. Se invece venisse approvato &ldquo;Presenteremo ricorso alla Commissione europea&rdquo;. (ANSA)."</td></tr></table>]]></description>
<link>http://www.federfauna.org/newss.php?id=7089</link>
<pubDate>Mon, 14 May 2012 01:05:00 +0200</pubDate>
<author>ufficiostampa@federfauna.org (Ufficio Stampa FederFauna)</author>
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<category domain="www.federfauna.org/lista.php/">FederFauna News</category>
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